A patti col padrone del mondo

L’etica della situazione si fa largo nella Chiesa. I fedeli saranno portati a credere che la resurrezione è solo una figura simbolica. E la Verità? Dettagli

A patti col padrone del mondo

Michael Pacher, “Sant’Agostino e il diavolo” (1471-1475)

Gesù e i Suoi discepoli che con Lui formano la Chiesa saranno tentati dal diavolo fino alla fine del mondo. Il diavolo li tenterà perché modifichino la missione con la quale Gesù è venuto sulla terra. Il diavolo odia la verità di cui Dio riempie la storia e l’universo. San Giovanni Paolo II sollecitò la Chiesa, cioè quelli che stanno sotto la croce oppure verso di lei camminano, ad una nuova evangelizzazione che ha inizio nell’Amore e nella Verità inchiodati alla croce. Gli uomini chiamati alla sempre nuova evangelizzazione affrontano sempre nuove prove della fede.

 

Il maligno istiga l’uomo, creato uomo e donna, a non affidarsi alla Parola, nella quale Dio crea tutto ciò che è. Lo istiga con le narrazioni da “serpente” che dovrebbero suscitare il dubbio e il caos: “È vero che Dio ha detto…?” (Gen 3, 1). La narrazione del maligno riduce la libertà dell’uomo alla volontà disgiunta dalla verità, così che gli atti di tale volontà lo orientano non a Cristo, che è “centro dell’universo e della storia” (cfr. Redemptorhominis, 1), ma agli oggetti solo da se stessi prodotti. Il mondo di questi oggetti è come l’albero paradisiaco che “era buono da mangiare, gradito agli occhi e desiderabile per acquistare scienza” (Gen 3, 6), efficace dal punto di vista tecnico.

 

Nel caos del consumo, del piacere e del progresso tecnico il maligno muta i legami dell’amore, che è nome di persona dell’uomo, ricevuto nell’atto della sua creazione uomo e donna, in catene. Egli si rende perfettamente conto del fatto che i legami dell’amore uniscono la comunione delle persone con Dio. In altri termini, il maligno sa che la negazione della differenza sessuale e la sua sostituzione con le relazioni di due partner qualsiasi ottenebra nell’uomo la comprensione della differenza ontologica che lo lega con il Creatore e con la Sua Parola creatrice. Nel mondo della negazione del sacrum dell’amore, consegnato all’uomo nella Parola del Dio vivente, tutto è lecito.

 

Rompendo l'unità della giustizia e dell'amore, costituita sulla verità, si apre la strada diretta all'ateismo

Il libertinismo del mondo appoggiato su tale negazione fa entrare l’uomo nella solitudine. La mancanza dell’amore colpisce l’uomo con la mancanza del bello che è “forma dell’amore” (C. K. Norwid). Il bello è promessa che ispira nell’uomo la speranza dell’eternità. Laddove la promessa non si allea con la speranza, gli uomini non sanno come bisogna vivere nel tempo, poiché non dimorano alla luce dell’eternità. Esiliati da se stessi dal paese del Principio, condannati alla solitudine metafisica, non sanno né amare né lavorare.

 

L’uomo non ritornerà con le proprie forze al Principio, cioè alla Parola in cui Dio l’ha orientato all’amore e al lavoro per esso. Nessuno nasce né rinasce nella solitudine, poiché essa deforma l’amore e il lavoro. La grazia perduta, che è un’altra persona e in fin dei conti Dio, può di nuovo venire soltanto come una nuova grazia. La chiamiamo misericordia.

 

Quando questa grazia è venuta nuovamente a noi, il maligno ha dovuto cambiare la tattica del tentare, poiché ora è costretto a tentare l’uomo assieme al Figlio del Dio vivente. Sarebbe stupido se cercasse di sedurlo con la promessa di diventare Dio (“diventerete come Dio”). Il maligno sa che ora, tentando l’uomo, ha a che fare anche con Dio. Giacché Dio ha abbandonato l’eternità ed è entrato nel tempo, deve pensare della Sua missione con le categorie temporali e non invece con la Verità dell’Eternità. Deve rendersi simile all’uomo anche nel Suo modo di pensare, mentre l’uomo deve rendersi simile al mondo in cui vive.

 

Dopo il battesimo nel Giordano “Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto per essere tentato dal diavolo”. Il diavolo pensava che nel deserto Gesù, dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, sarebbe stato indebolito dalla fame al punto di arrendersi alla sua tentazione di “serpente”: “Se sei Figlio di Dio, dì che questi sassi diventino pane” (Mt 4, 1-3). Il diavolo “consiglia” a Cristo di trasformare la missione della salvezza in missione della beneficenza. Distribuendo il pane alla gente affamata, attirerai tutti a Te stesso. Salvali con il pane, e non con la Parola che Tu sei! Abbi compassione alla loro povertà! Pensa politicamente e non invece misticamente! Con le parole non riporterai alcun successo. Lo riporterai distribuendo il pane.

 

Il maligno istiga Cristo alla più grande corruzione. Lo istiga ad accattivarsi gli uomini, cioè a renderseli dipendenti con l’aiuto del pane distribuito. In questo modo egli offende la dignità della Persona Divina e quella dell’uomo. Quando rivolgerà la stessa tentazione ai discepoli di Gesù, ridurrà l’essenza stessa della loro pastorale alla distribuzione del pane. Cristo risponde al maligno in modo chiaro e categorico: “Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio” (Mt 4, 4). La via alla vita nuova dell’amore e della libertà conduce non attraverso l’abbondanza del pane, ma attraverso l’abbondanza della verità nella Parola.

 

Si dirà che Cristo ha lottato nel deserto non con uno spirito maligno di natura personale ma con una narrazione superstiziosa

Il diavolo non si ritira: “Gettati giù, poiché sta scritto: «Ai suoi angeli darà l’ordine a tuo riguardo, ed essi ti sorreggeranno con le loro mani»” (Mt 4, 6). Egli dice la stessa cosa oggi ai discepoli di Gesù, lo dice però in un altro linguaggio: Colui che non è visto dalla gente non esiste. Conta soltanto lo spettacolo. Esso, e non la Parola, riporta successi. Sono le azioni spettacolari e non la verità ad attirare le masse che sempre gridano: panem et circenses.

 

Nella terza tentazione il diavolo perde il controllo di sé. Non sa nascondere a cosa sta mirando. Mostra a Gesù la potenza e il fasto di tutti i regni del mondo e promette di lasciarglieli a condizione che Egli, il Figlio di Dio, si prostri e lo adori (cfr. Mt 4, 8-9). Il diavolo “consiglia” a Gesù di rinnegare se stesso, di rinnegare la propria identità. Cristo tronca il discorso, poiché non si parla con il bestemmiatore: “Vattene, satana! Sta scritto: «Adora il Signore Dio tuo e a lui solo rendi culto»” (Mt 4, 10).

 

Il satana “si allontanò” da Cristo “per ritornare al tempo fissato” (Lc 4, 13). Gli si avvicinò quando Egli disse ai discepoli che

Il dubbio finale: chissà che non si arrivi anche alla cancellazione dell'ultima domanda del Padre Nostro, "Libera nos a malo"

sarebbe stato ucciso e sarebbe risorto il terzo giorno. Allora il diavolo mise in bocca a Pietro parole diaboliche apparentemente dettate dalla compassione: “Dio Te ne scampi, Signore; questo non Ti accadrà mai”. Cristo lanciò verso Pietro durissime parole: “Lungi da me, satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!” (Mt 16, 22-23). Il satana sa che se non ci sarà la morte sulla croce non ci sarà la resurrezione. Non ci sarà allora la vittoria salvifica malgrado i successi riportati sul campo della beneficenza. Perciò egli non cesserà mai di “consigliare” ai discepoli che camminano seguendo Gesù verso il Golgota di pensare “secondo gli uomini”, così come lo esige il tempo in cui vivono. Susciterà in loro il dubbio di comportarsi giustamente legandosi in modo sacramentale l’uno all’altro in Cristo, donando la vita l’uno per l’altro, esigendo da sé e dagli altri delle cose sovrumane, cui sono chiamati dalla Parola del Dio vivente. Continuerà a dire che darà loro tutto il mondo, offuscando in loro, in modo proprio del “serpente”, la visione del Principio e della Fine di tutto ciò che è, così da far indebolire la loro comunione con la Persona di Cristo presente nei sacramenti del battesimo, della penitenza, dell’eucarestia, del matrimonio e del sacerdozio. Quando crederanno alle parole del satana, nemmeno si renderanno conto di prostrarsi davanti a lui e di adorarlo.

 

La situazione diventa pericolosa quando questo o quell’altro pastore, oppure arcipastore, cominciano a parlare della Parola di Dio, come se esercitassero un potere su di Essa. Inginocchiati davanti al padrone di questo mondo, mettono disordine negli uomini. Subordinano la loro vita con Dio al proprio discernimento, come e fino a che punto li obblighi il Decalogo inciso dal dito di Dio nei loro cuori per la difesa dell’amore affidato al loro lavoro, come debbano comprendere la propria esperienza del bene e del male soprattutto alla luce dei loro condizionamenti storici. Sostengono l’etica della situazione, che loro impongono alla gente, con le emozioni e con la compassione tollerante per motivi pastorali. Passano sotto silenzio “il dono di Dio” (Gv 4, 10) che è la verità. Hanno paura di parlarne, poiché hanno paura che il padrone di questo mondo possa accusarli di violenza. Il loro linguaggio ambiguo e la loro non chiara praxis pastorale mi fanno pensare agli “utili idioti” (espressione di Lenin) che, pur non essendo comunisti, per colpa di una perfida stupidità facevano tutto perché il comunismo dominasse il mondo. L’ambiguità del loro pensare e del loro fare indebolisce l’affidamento degli uomini a Cristo e, di conseguenza, l’affidamento alla verità della loro personale identità che si rivela nell’amore che Dio dà come nome a ogni persona nell’atto di crearla nella Sua Parola. In questo modo essi distruggono la cultura delle persone, poiché essa nasce proprio in questo amore ed è in esso che questa cultura apre l’uomo e le sue parole all’Amore di Dio. Coloro che deformano l’amore che avviene nello spazio della differenza sessuale (Dio crea l’uomo uomo e donna), deformano l’amore che avviene nello spazio della differenza ontologica. Essi aprono una strada diretta all’ateismo, rompendo l’unità della giustizia e dell’amore, costituita sulla verità. Perciò l’amore degenera nella tolleranza che offende la persona, e la giustizia degenera nella più grande ingiustizia che nel nome dell’uguaglianza cancella le differenze tra le persone e in conseguenza deforma l’amore che le persone si devono l’una all’altra. Il padrone di questo mondo li paga per questo servizio, ma solo fino a un certo punto. La ragione degli “utili idioti”, che si giustifica con marxisto-sartriani concetti dell’uomo e della società, della libertà sembra non sapere alcunché. Solo fino a certo punto si può impunemente proclamare la possibilità di permanere nel peccato senza commetterlo, per esempio dicendo che in alcuni casi l’adulterio può essere via della salvezza.

 

Coloro che non vivono con la Persona di Cristo e non sanno convivere in questo modo con un altro uomo, crederanno alla fin più stupida opinione, se troveranno in essa la giustificazione del loro amore deformato. Qualche tempo fa è apparso all’orizzonte un nuovo esegeta, secondo il quale non possiamo sapere cos’è che Cristo ha detto, poiché i Suoi discepoli, non avendo il magnetofono, non potevano registrare le Sue parole. L’esegesi del magnetofono mette in dubbio il Vangelo e tutti i Libri della Bibbia. Essa sottoporrà allora a revisione l’insegnamento della Chiesa, facendo credere ai fedeli che la resurrezione di Cristo non è che una “figura simbolica” inventata dalla mente superstiziosa della gente incolta. Cambierà il senso dei sacramenti ed anche del servizio di Pietro. Lo stesso esegeta del magnetofono ha già formulato l’ipotesi che il diavolo non sia altro che proprio una tale “figura simbolica”. Cristo ha dunque lottato nel deserto non con uno spirito maligno di natura personale ma con una narrazione superstiziosa della nostra fragile libertà la cui essenza consiste nel poter scegliere tra il bene e il male. Bisognerà modificare tante cose, prima di tutto nel Nuovo Testamento, come per esempio le parole di san Pietro nella Prima Lettera (5, 8), che dovrebbero essere: “Vigilate. La vostra nemica, figura simbolica, come leone ruggente va in giro, cercando chi divorare”. Chi sa che non arriviamo alla cancellazione dell’ultima domanda del Padre Nostro: “Libera nos a malo”, dal momento che soltanto uomini privi d’intelligenza possono domandare a Dio di liberarli da una figura simbolica! Il maligno sa costruire nascondigli di parole che hanno significati contraffatti. La menzogna in esse presente divide gli uomini come una spada. Cristo chiama il maligno, padre della menzogna, il diavolo (la parola greca diabolon proviene dal verbo diaballein, dividere).

 

L'esegesi del magnetofono mette in dubbio il Vangelo e tutti i Libri della Bibbia. Sottoporrà a revisione l'insegnamento della Chiesa

Cosa fare nel tempo miserevole per la Chiesa e per l’umanità? Parlare con il padrone del mondo? Certo che sì, ma soltanto così come Cristo aveva parlato con lui. Perciò la Chiesa e l’umanità hanno bisogno di testimoni della Parola che è Verità, Via e Vita. È di questo che aveva parlato san Giovanni Paolo II, chiamando gli uomini al ritorno al Principio, cioè all’atto della creazione di tutto nella Parola. È lì che scaturiscono le sorgenti della verità che discende dall’eterna altezza di questa Parola e taglia nell’uomo il tempo orizzontale. Per questo nella sua vita non ci sono istanti vuoti, poiché tutti sono riempiti di verità. Ciascuno di questi istanti si forma in una croce, il che li rende tutti istanti morali. Cosa fa il testimone della Verità? S’inginocchia davanti alla sua sorgente, perché soltanto in quest’atteggiamento l’uomo può bere da essa. S’inginocchia senza tenere conto di cosa dirà il mondo e di come lo tratterà. Il testimone della Parola della Verità sarà sempre in opposizione al mondo, sarà sempre per esso “segno di contraddizione”. A tutti, sia a quelli che si adattano al mondo, sia anche a quelli che si sono affidati al Vangelo e si convertono a Dio, dedico le parole di C. K. Norwid:

 

“Non bisogna inchinarsi davanti alle Circostanze,

E alle Verità ordinare di stare dietro alla porta;

Vendere onori alle vecchie conoscenze,

Pensando, che i cembali sopraffarranno il ritmo della storia.

Non bisogna rendere lo s t i l e volgare

Né prendere il Vangelo con i guanti;

Essere emotivamente per bene e praticamente essere vile,

Con le scaramucce riempire il v u o t o-di-s e n s o,

E ritirarsi… quantunque – eroicamente…”.

(“LXIX Początek broszury politycznej”, w: “Pisma wszystkie”, t. II, Warszawa 1971, s. 99)

Dato a Roma il 31 maggio 2017, Visitazione della Beata Vergine Maria

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Commenti all'articolo

  • lucafum

    29 Giugno 2017 - 17:05

    L'accezione di "simbolo" è il punto nodale. In un sistema per il quale il razocinio implica la non conoscibilità dell'essenza delle cose, il "simbolo" è una pura astrazione e non implica una realtà. In un sistema per cui l'essenza delle cose è conoscibile, in cui la razionalià non rappresenta l'unico mezzo di conoscenza, il "simbolo" è più reale del reale, in quanto spirito che dà forma alla materia. Il "Misterium Iniquitatis" va oltre la visione manichea filtrata da Agostino.

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