È vero, la dottrina non basta, ma anche il bergoglismo serve a poco

La confusione nella Chiesa, tra i testi e i gesti del Papa. Chi vende al pubblico l'idea che con Francesco ci sia il "rompete le righe" è un pericolo letale

È vero, la dottrina non basta, ma anche il bergoglismo serve a poco

Papa Francesco (foto LaPresse)

La confusione in cui versa la Chiesa cattolica è sotto gli occhi di tutti. Merita rispetto. Va guardata in faccia. Se lo si fa, si comprende che nella vita cristiana e nella Chiesa la confusione e il dubbio sono un peso di cui non ci si può mai liberare del tutto. Dal quale non si è mai stati liberi, neppure agli inizi. Oggi, poi, mentre giunge a fine corsa la forma confessionale del cristianesimo (moderna e continetale), la confusione percepita è esasperata dal fatto che la domanda di verità conserva spesso la forma di una domanda di dottrina: forma storicamente datata, nobile e ora inadeguata. Il fatto che nella sua purezza la forma-dottrina sia stata ignota a quindici secoli di cristianesimo, che altrimenti hanno pensato e cercato ortoprassi ed ortodossìa, non va vissuto come un dramma.

 

Il motore e il registro delle domande, utilissime e rispettabilissime, riproposte dal card. Caffarra nella recente intervista al Foglio è quello di una logica imperniata sul principio di “non contraddizione” applicata a una verità cristiana come un insieme di proposizioni universali, ovvero: come una dottrina. Se si chiede alla Chiesa di dare al proprio insegnamento la forma esclusiva della dottrina, fatalmente si resta delusi. Quello che la Chiesa insegna è sempre stato molto meno e molto più. Finché ci si aspetta una dottrina si patisce una sovrastima della confusione e del dubbio che fino all’Ultimo Giorno affiancheranno la fede e la Chiesa. Il principio di contraddizione vale quando il tempo non scorre.

 

Al contrario, la “verità esistenziale” (Caffarra) del Vangelo ci è venuta incontro nel corso del tempo e anzi ha reso questo un intreccio instabile di molteplici temporalità. La verità cristiana ci è venuta incontro nel secolo, durante esso ci salva, ci accompagna e ci orienta. Nella complessità, contingenza e inestricabile connessione di ciascun momento del secolo non c’è più modo di separare atti, circostanze e coscienza (se non in sede analitica: utilissima e astratta). Per questa ragione (ma non fatelo sapere ai cinici sempre in cerca di scuse) sant’Agostino ha scritto che “Dio può chiedere oggi cose che ieri vietava” e von Balthasar che la “la verità cristiana è in questo come la manna del deserto: non la si può mettere da parte e conservare; oggi è fresca, domani è marcia”. Ciò non cancella il fatto che “tutto ciò che è genuinamente vero rimane” (von Balthasar), ma ci aiuta a capire perché a esso non sempre si arriva con il solo ausilio del principio di contraddizione applicato a proposizioni universali.

 

Questo non vale solo per la teologia morale, ma per ogni forma di ricerca della verità. Ciò non significa che dottrina e logica non abbiano un ruolo nel vivere, pensare e comunicare la fede, tutt’altro. Aiutano, correggono, mettono in guardia, a volte mettono salutarmente con le spalle al muro. Debbono avere la parola, ma non la prima né l’ultima. Il principio di contraddizione è sempre utile, non di rado necessario, a volte fuorviane. L’orizzonte resta quello del discernimento, non quello della deduzione. Il dramma del cattolicesimo e più in generale del cristianesimo contemporaneo è che ha vinto. A partire dall’Occidente (piaccia o no), ha fatto uscire una grande parte dell’umanità dalla minorità. Quello che ieri bastava capissero pochi teologi, qualche vescovo e un piao di laici illuminati, oggi – estremizziamo – o lo capisci, e lo accogli come una Grazia, oppure non ce la fai a credere (e trasformi la fede in sentimento, dottrina o merce). Di questo prende coscienza il Vaticano II.

 

Questa è la durissima profezia di Paolo VI: “la vita cristiana (…) domanderà a noi cristiani moderni non minori, anzi forse maggiori energie morali che non ai cristiani di ieri”. Una percentuale di cristiani (senza precedenti per lo meno dal III secolo) deve fare i conti che con il fatto che seguire Gesù e vivere la Chiesa non esenta da dubbio e confusione. “Non molle e vile è il cristiano, ma forte e fedele” (Paolo VI): questa nuova condizione richiede più vita di Chiesa, non meno. Più magistero, non meno. Alcuni testi di Francesco non sono all’altezza dei suoi gesti. A che serveribbero, però, testi (migliori) senza gesti?

 

Guardare a Francesco attraverso il varco di rinnovamento aperto dal gesto di rinuncia di Benedetto XVI aiuta ad apprezzare ancor più i gesti di Francesco stesso. Purtuttavia servono anche testi. Testi che non negano, ma che aiutano a riconoscere e portare la confusione e il dubbio che accompagnamo il credere reale, condizione che oggi è di tanti e non di pochi. Anche qui la lezione da non dimenticare è quella di Paolo VI, il papa della Dignitatis humanae (decreto sulla libertà religiosa) e della Humanae vitae (e delle catechesi sulla coscienza che le dedicò). Testi non semplici. Tuttavia, oggi pappette e slogan non nutrono più. Serve pasto solido. Che intorno ai pontefici sorgano corti è inevitabile, ma è un dovere combatterle e disperderle. Come la dottrina non basta, così il “bergoglismo” non serve. Altrimenti, quando i gesti saranno passato, i testi saranno ancora presente e la nostalgia della verità in forma di sola dottrina avrà la meglio. Valutare caso per caso richiede più rigore, disciplina e comunione di quelle che servono per dedurre. Chi vende al pubblico la presunta “dottrina-Bergoglio del rompete le righe” è un pericolo letale.

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Commenti all'articolo

  • ToninoC

    15 Settembre 2017 - 13:01

    Tonino C. Caro Diotallevi, la dottrina della fede non è la scienza in cui fatto e teoria devono coincidere continuamente ed oggettivamente , anche se non per sempre come ci insegna la relatività generale di Einstein, significando la non incontrovertibilità assoluta della scienza. Voglio dire che la dottrina della fede ci viene da tutti i testi sacri , nei quali sono ricompresi principi non dimostrabili dall'uomo, ancorchè talvolta comprensibili anche attraverso la ragione, ma in essi rimane sempre anche la infallibilità del Papa nel suo Ministero. Orbene, ognuno di noi può esprimere la propria opinione con moderazione,ma senza offendere alcuno, ed essa può assumere valore di verità (convenzionale) nell'ambito della propria appartenenza religiosa, soltanto se recepita formalmente in sede istituzionale. Chi si sente di affermare che ha capito tutti i principi, i dogmi, i misteri, ed il significato di ogni parola del V.T. e dei vangeli, nonchè dei testi dei grandi dottori della Chiesa?!!

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  • lauraromana

    08 Febbraio 2017 - 08:08

    Egregio Diotallevi, andò molto di moda tra gli anni ottanta e novanta, specialmente in casa gesuita, la "teologia del dubbio"; ma molto poco ha a che fare con la fede e, soprattutto, la dottrina cristiana. Lei sembra un seguace di quella "teologia" che seminò una raccolta abbondante di confusioni e contribuì non poco a svuotare le chiese. La Dottrina cristiana non è inadeguata; il problema è semmai che è ignorata, perché siamo al fai-da-te, alla presunzione che rifiuta regole e precetti. " Ci sono precetti che vengono da verità male interpretate"; è questa una frase fatta spesso ripetuta ma assolutamente sbagliata. Ci sono precetti che vengono da verità male interpretate ma, per esempio, nella dottrina di Lutero, non nella Dottrina Cattolica. Altra frase fatta:" La dottrina non è la verità": ma la Dottrina insieme alla Rivelazione e alla Tradizione costituisce il Depositum Fidei ed èD parte integrante della Verità.. "Domine in Te speravi: ne confundar in Aeternum" . (Te Deum)

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  • fabrizio.giudici

    26 Gennaio 2017 - 12:12

    GIà tanta è la confusione che parrebbe difficile aggiungerne altra; ma questo articolo ci riesce benissimo. Complimenti. La parola di Cristo è "si si, no no", senza bisogno di cerchiobottismi, PS Quel virgolettato riferito a Sant'Agostino “Dio può chiedere oggi cose che ieri vietava” avrebbe bisogno di un riferimento, perché a cercarlo non si trova. E lo trovo sospetto, perlomeno per come viene interpretato nell'articolo, visto che "Gesù Cristo [è] lo stesso ieri, oggi e in eterno" e "Mi meraviglio che, così in fretta, da colui che vi ha chiamati con la grazia di Cristo voi passiate a un altro Vangelo. Però non ce n'è un altro, se non che vi sono alcuni che vi turbano e vogliono sovvertire il Vangelo di Cristo. Ma se anche noi stessi, oppure un angelo dal cielo vi annunciasse un Vangelo diverso da quello che vi abbiamo annunciato, sia anàtema! L'abbiamo già detto e ora lo ripeto: se qualcuno vi annuncia un vangelo diverso da quello che avete ricevuto, sia anàtema!"

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  • carmelachia

    26 Gennaio 2017 - 10:10

    signor diotallevi, è inutile che cerca di infilare dalla finestra quello che non passa dalla porta (gran brutto vizio secondo il Vangelo). nella Chiesa oggi non c'è affatto confusione. al contrario. mai c'è stata maggiore chiarezza come in questi tempi. la Chiesa si sta spezzando tra da una parte i bergogli e i bergogliesi (gente legata ancora ad agende evangelico-umanitariste da fine millennio scorso. quelli che hanno fatto del concilio 'na specie di totem, che ad ogni piè sospinto ci piazzano prima il concilio e poi eventualmente il Vangelo). e dall'altro Benedetto che è un enigma. nel senso che è come un iceberg. quello che si vede è solo una minima parte del totale. e come ogni iceberg è una riserva di acqua dolce che sarà fondamentale in futuro quando i bergogliesi ridurranno al lumicino le scorte di acqua corrente. i "giochi" sono partiti con l'elezione di totem bergoglio e finalmente i talponi alla mastro kasper and company hanno mostrato la loro vera faccia.

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