Come i vescovi interpretano (ciascuno a modo suo) Amoris laetitia

Comunione permessa a Malta, vietata a Philadelphia

Matteo Matzuzzi

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Come i vescovi interpretano (ciascuno a modo suo) Amoris laetitia

foto LaPresse

Roma. A Malta, in base ad Amoris laetitia, i divorziati risposati potranno essere ammessi all’eucaristia. A Philadelphia, in base ad Amoris laetitia, no. A Firenze, sempre in base ad Amoris laetitia, più no che sì. Nella diocesi di Roma, su indicazione del vicario Agostino Vallini, sì. A San Diego anche. A Durban, no. “In questi mesi sta accadendo che sulle stesse questioni fondamentali riguardanti l’economia sacramentale e la vita cristiana, alcuni vescovi hanno detto A, altri hanno detto il contrario di A. Con l’intenzione di interpretare bene gli stessi testi”, diceva sabato al Foglio il cardinale Carlo Caffarra. Il rapido riassunto di come viene applicata Amoris laetitia in diverse diocesi del globo acclara il pensiero dell’arcivescovo emerito di Bologna.

 

La confusione è innanzitutto interpretativa. Se in una diocesi un medesimo passaggio dell’esortazione viene letto in un modo e in un’altra nel modo opposto, significa che forse del tutto chiaro il testo non lo è. A ogni modo, ha chiarito sull’Osservatore Romano il cardinale Lorenzo Baldisseri, che del Sinodo è segretario generale, di spiegazioni non ve ne saranno più: “Sono state già fornite diverse risposte. Si sono espresse anche persone competenti per il loro ruolo e la loro autorità”. Quindi, “non penso che ci sia bisogno di aggiungere altro, se non ribadire che tutte le risposte che si richiedono sono già contenute nel testo della stessa esortazione apostolica”. Punto. Il pericolo maggiore, che per altro era già stato segnalato da diversi padri durante il doppio Sinodo sulla famiglia, è che si crei la gara a cercare il vescovo “più misericordioso” in grado di riammettere al sacramento dell’eucaristia un divorziato risposato.

 

Da una parte il presule “cattivo” che dice no (rigido o legalista), dall’altra il “buono” che fa discernimento caso per caso e avvia percorsi ad personam per sanare una situazione compromessa. Il fatto che l’Osservatore Romano, organo ufficiale della Santa Sede, abbia pubblicato le linee guida della Conferenza episcopale maltese, segnala che è questa la lettura di Amoris laetitia che corrisponde ai desiderata papali, rappresentando l’interpretazione più corretta delle conclusioni sinodali. Nel documento dei vescovi della Valletta e Gozo (Scicluna e Grech), è scritto che “qualora come esito del processo di discernimento, compiuto con ‘umiltà, riservatezza, amore alla chiesa e al suo insegnamento, nella ricerca sincera della volontà di Dio e nel desiderio di giungere ad una risposta più perfetta ad essa’, una persona separata o divorziata che vive una nuova unione arriva – con una coscienza formata e illuminata – a riconoscere e credere di essere in pace con Dio, non le potrà essere impedito di accostarsi ai sacramenti della riconciliazione e dell’eucaristia (cfr. Amoris laetitia, nota 336 e 351)”. Ergo, via libera al riaccostamento alla comunione.

 

Che poi altro non è che la riproposizione della soluzione ideata all’interno del circolo minore sinodale in lingua tedesca, che vide il cardinale austriaco Christoph Schönborn ricoprire un ruolo da protagonista. Nessuna porta chiusa ma neppure una “sanatoria” di massa come perorato da qualche circolo germanofono nel dibattito tra un Sinodo e l’altro. La soluzione, però, anziché chiudere il cerchio ha alimentato ulteriori domande, anche non legate ai dubia proposti da Carlo Caffarra, Walter Brandmüller, Raymond Leo Burke e Joachim Meisner. Il cardinale sudafricano Wilfrid Fox Napier, francescano arcivescovo di Durban difficilmente ascrivibile alla cordata dei cosiddetti conservatori (prima della sua netta e pubblica presa di posizione contraria alle tesi del cardinale Walter Kasper, avvenuta in Sala stampa vaticana, aveva fama di “progressista”), ad esempio, ha domandato con una serie di tweet: “Se gli occidentali in una situazione matrimoniale irregolare possono ricevere la comunione, dobbiamo dire ai nostri poligami e ad altri ‘inadeguati’ che anche a loro è permesso?”. 

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    18 Gennaio 2017 - 08:08

    Oramai aspetto solo di vedere affisso sul portale delle chiese cattoliche una nota a lettere cubitali “qui si distribuisce la comunione ai divorziati”, intesi di coppie tradizionali (etero). Col tempo si passerà a tutti i generi possibili e immaginabili. In compenso, le chiese si riempiranno; il papa argentino avrà modo di compiacersi; e la Boldrini invocherà una papessa. Tutti i mali non vengono per nuocere, diranno i più temerari. Interrogarsi non è però così secondario: sarà ancora la Chiesa di Cristo!

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