Il fondamentalismo è “follia omicida” legata a “povertà sociale”, dice il Papa

Bergoglio predilige indagare le cause sociali che spingono elementi radicalizzati a compiere attentati in Europa e nel vicino oriente

Matteo Matzuzzi

Email:

matzuzzi@ilfoglio.it

papa francesco

Papa Francesco (foto LaPresse)

Roma. “Il terrorismo fondamentalista è frutto di una grave miseria spirituale, alla quale è sovente connessa anche una notevole povertà sociale”, ha detto il Papa durante il lungo discorso al Corpo diplomatico – è da sempre uno degli appuntamenti più attesi, oltretevere – tenuto ieri nella Sala regia, in Vaticano. Francesco ha messo al centro del suo intervento la ricerca della pace e della sicurezza, obiettivi che mai come oggi paiono essere chimere. “Siamo consapevoli di come ancor oggi l’esperienza religiosa, anziché aprire agli altri, possa talvolta essere a pretesto di chiusure, emarginazioni e violenze”. Il riferimento è “al terrorismo di matrice fondamentalista che ha mietuto anche lo scorso anno numerose vittime in tutto il mondo”. Bergoglio ripete che si tratta solo “di una follia omicida che abusa del nome di Dio per disseminare morte, nel tentativo di affermare una volontà di dominio e di potere”.

Il Papa ci ricasca: "Miseria spirituale e povertà dietro al terrorismo fondamentalista"

Gli attentati sono "follia omicida" che vuole "affermare una volontà di dominio e di potere"

La scorsa settimana, Angelo Panebianco sul Corriere della Sera affermava che “per negare l’evidenza si ricorre a una serie di rassicuranti affermazioni. Per esempio, si definisce ‘folle’ l’attentato. Ma non c’è niente di folle: l’attentatore è un soldato, combatte una guerra dichiarata da qualche organizzazione (ieri al Qaida, oggi l’Isis, domani un’altra)”. Di questo, nulla trova spazio nell’oratoria papale, che predilige indagare le cause sociali che spingono elementi radicalizzati a compiere attentati in Europa e nel vicino oriente. Ma Francesco s’è soffermato anche sul problema dell’immigrazione, rafforzando la posizione della Santa Sede in merito: “Un approccio prudente da parte delle autorità pubbliche non comporta l’attuazione di politiche di chiusura verso i migranti, ma implica valutare con saggezza e lungimiranza fino a che punto il proprio paese è in grado, senza ledere il bene comune dei cittadini, di offrire una vita decorosa ai migranti, specialmente a coloro che hanno effettivo bisogno di protezione”. 

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi