Finirono “tutte cose”, dice Graviano. Tranne il processo sulla Trattativa

Le stragi erano finite per un motivo evidente e assai più lineare di una improbabile trattativa con lo stato. Arrestarono gli stragisti

Finirono “tutte cose”, dice Graviano. Tranne il processo sulla Trattativa

Giuseppe Graviano

E’ un dettaglio, un inciso all’interno della fluviale intercettazione di Giuseppe Graviano, ma ha la sua importanza, eccome se ce l’ha. Premesso che l’attendibilità di un capo mafia che parla sapendo di essere intercettato è comunque relativa, proprio negli incisi nel discorso qualcosa si può forse trovare. “Mi arrestarono e finirono tutte cose”. Dove “tutte cose” sta per l’attività cui Graviano si era dedicato nei due anni precedenti il suo arresto all’inizio del 1994: le stragi. I suoi uomini erano il nerbo della paranza dei bombaroli e dopo l’arresto del capo venne preso anche il suo luogotenente Spatuzza.

 

Ci sarebbe voluto del tempo per riorganizzarsi e intanto era sorto un problema, Provenzano di bombe non ne voleva più sapere. “E allora vossia si mettesse un cartello con scritto ‘Sono contrario alle stragi’ e ci girasse paese paese”. Così, racconta un pentito, gli rispose il cognato di Riina, l’assai brusco Leoluca Bagarella, altro capo stragista, che però pochi mesi dopo fu arrestato anche lui. Restavano solo i fratelli Brusca e i loro fedelissimi di S.Giuseppe Jato. Finirono in galera un anno dopo. La paranza stragista, mai riorganizzatasi, era sgominata. Le stragi erano finite per un motivo evidente e assai più lineare di una improbabile trattativa con lo stato. Li arrestarono e finirono “tutte cose”. Ma il grande processo non può finire. C’è da scommettere che alla ripresa autunnale il nuovo anno processuale sarà impostato sugli oscuri aspetti, ce ne sono sempre in questi casi, dell’arresto di Giuseppe Graviano.

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Commenti all'articolo

  • efis.loi

    13 Giugno 2017 - 20:08

    Da quand'è che i magistrati della Procura conducono in prima persona le indagini? Diventava pur necessario differenziarsi. La polizia giudiziaria? Sempre forze dell'ordine erano, e sono, zeppe di gradi e gerarchie, con lo Stato a sovraintendere. Interi stati maggiori si sono liquefatti di fronte alla Politica, dicevano gli antichi comunisti, con gli occhi lucidi, riferendosi alla Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche. E volete che la Magistratura, sovradimensionata per natura, non si differenziasse da capitani e colonnelli? La Politica la porta alla sbarra con le più alte istituzioni dello Stato e le forze dell'ordine sono al suo servizio. Ogni singolo magistrato deve essere libero e indipendente. Che discorsi, quelli di imporre una scelta, Politica o Magistratura a chi è Sacerdos in aeternum. E non facciamo ragionamenti capziosi su quanto prende un maresciallo a fine carriera e quanto prende un generale pentastellato (ce ne sono?). Situazione inconcepibile in Magistratura.

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  • giantrombetta

    13 Giugno 2017 - 08:08

    Pare proprio che quanto meno sul piano giudiziario il nostro benedetto paese sia destinato a non conoscere mai la luce. C'è sempre qualcosa di oscuro da scoprire, e la ricerca si trascina perenne per reiterati processi dalle inutili sentenze che inevitabilmente rimandano a nuovi "oscuri aspetti" da chiarire. Scontiamo tutti una condanna all'ergastolo: una vita non ci basta a vedere fatta luce in tribunale sul nostro passato. E alcuno si permette di concederci uno sconto di pena neppure per buona condotta.

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