Le richieste ambiziose degli scissionisti Pd

Con simili strateghi non si può non provare umana solidarietà per il povero Pisapia

La scissione è un venticello ma non scuote né Sala né le foglie del Pd

Giuliano Pisapia (foto LaPresse)

Vogliono un centrosinistra, in cui loro rappresentino la sinistra e il Pd, partito aderente al Pse, il centro. Hanno anche aggiunto che non accetteranno atteggiamenti egemonici da parte del Pd, quotato nei sondaggi intorno al 30 per cento, pur se dotati di un consenso elettorale attualmente stimato al 3 per cento circa. Infine hanno messo in chiaro che una loro alleanza col Pd è possibile solo se a guidare i democratici non sia Matteo Renzi, recentemente rieletto segretario del partito con circa il 70 per cento dei voti. Questa la linea ambiziosamente elaborata dal Mdp di D’Alema, Bersani e Speranza nel convegno tenuto a Milano nel fine settimana. E’ comprensibile che l’ospite d’onore, il malcapitato Giuliano Pisapia, abbia molto faticato a imbarcarsi in questa avventura, concedendo nulla di più di un nuovo appuntamento per costruire una “officina politica”, guardandosi bene dal definire liste elettorali. In una assemblea di ex comunisti almeno i più anziani avrebbero dovuto sapere che Lenin, che era un grande tattico, raccomandò ai suoi compagni italiani di “dividersi da Turati e poi allearsi con lui”. E’ vero che non gli dettero retta, limitandosi alla scissione, ma è anche noto come andò a finire. Roberto Speranza, che non è Lenin, ieri ha ulteriormente precisato la strategia con una intervista al Fatto. Il suo partito guarda al “popolo del No” ed è pronto a negare la fiducia al governo creando quell’incidente di percorso utile a Renzi per anticipare le elezioni. Con simili strateghi non si può non provare umana solidarietà per il povero Pisapia.

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Commenti all'articolo

  • Rosanna

    23 Maggio 2017 - 15:03

    Pisapia forse non si è ancora reso conto che ha a che fare con un covo di vipere, altro che sinistra della sinistra!

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  • Silvio61

    23 Maggio 2017 - 13:01

    " Infine hanno messo in chiaro che una loro alleanza col Pd è possibile solo se a guidare i democratici non sia Matteo Renzi, recentemente rieletto segretario del partito con circa il 70 per cento dei voti": la loro protervia è pari solo alla loro incapacità politica, del resto dimostrata con rigore matematico dai fallimenti messi in fila da Bersani: dalla non-vittoria alle elezioni del 2013 (col PdL demolito...), alle bislacche consultazioni una volta ottenuto l'inutile incarico per formare il governo, al dileggio in diretta streaming da parte dei 5s, alla incapacità di eleggere il PdR con passeggiata sui ceci da Napolitano per impetrarne la ricandidatura...

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