L'antimafia, i massoni e il parlare chiaro

Roberto Maria Scarpinato, procuratore generale a Palermo, spiega che la massoneria “si presta all’oscuro, al vago e quindi all’alibi"

L'antimafia, i massoni e il parlare chiaro

George Washington Masonic National Memorial (foto di Ben Schumin via Wikipedia)

La commissione antimafia sembra molto impegnata sul tema della massoneria e sui misteri dei liberi muratori non poteva non sentire il magistrato che ha fatto della denuncia di quello che chiama “l’indicibile” una missione di vita, oltre che una corposa attività saggistica. Così Roberto Maria Scarpinato, procuratore generale a Palermo, è giunto all’antico palazzo della commissione. Certo la massoneria, come osserva in un suo intervento in rete Mauro Mellini, “si presta all’oscuro, al vago e quindi all’alibi”.

 

L’alibi, secondo il giurista radicale, è quello dell’oscuro sodalizio che impedisce il realizzarsi del bene e del giusto. L’associazione di idee fra la massoneria e il complotto è antica quanto i massoni ma meno dei preti e dei monarchi che l’hanno alimentata. Oggi gli uomini col grembiulino alimentano ancora l’alibi di nuove categorie. Roberto Maria Scarpinato si è dato una missione che sintetizza in una parola difficile “il dovere della parresia”, su cui ha scritto un libro. Il dovere di parlare chiaro, così si traduce la parola che usò Euripide e poi la patristica e in tempi più recenti Michel Foucault. Il dovere di dire tutto, anche l’indicibile, chiosa Scarpinato. Nella sua audizione, secondo le agenzie, il procuratore generale ha spiegato ai commissari che nelle sue indagini si sta imbattendo in progetti di attentati ad alcuni magistrati palermitani, preparati dalla mafia ma, a suo dire, orditi probabilmente da “entità superiori a cosa nostra”. Poi la seduta è proseguita in segreto ed è sperabile che se non proprio alla parresia si sia arrivati a qualcosa di concreto.

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Commenti all'articolo

  • efis.loi

    13 Marzo 2017 - 19:07

    Una seduta in segreto contro le società segrete? Sarà il segreto di Pulcinella.

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  • giantrombetta

    11 Marzo 2017 - 09:09

    Poi uno dice che da almeno venticinque anni le sentenze dei processi si siano trasformate in saggi di sociologia, etica, storia, filosofia se non addirittura di metafisica. Diritto, ovvero applicazione dei codici, reati e prove oltre ogni ragionevole dubbio sembrano essere in molti casi destinati a far da semplice sfondo, o addirittura essere considerati dei fastidiosi incisi di un discorso molto più ampio ed importante coerente con la missione nobile di cambiare il Paese. In meglio, si intende, liberandolo dunque e finalmente dalle mille oscure maligne trame che lo attanagliano e inquinano. I procuratori non si limitano più ad indagare su possibili reati e mandare sotto processo gli accusati di averli commessi. Ma assolvono al dovere di liberarci dal male. Libera nos a malo non sta forse da secoli già scritto nell'invocaziome che i fedeli rivolgono al Padreterno?

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