Meglio Cicciolina in Parlamento che lo scintillante anonimato M5s

L'infelice sortita di Di Maio riguardo al vitalizio di Boneschi ha fatto passare in secondo piano la prospettiva altrettanto gaffeuse sul pagamento del servizio ai politici

Meglio Cicciolina in Parlamento che lo scintillante anonimato M5s

Mario Cartelli/LaPresse

L'infelice sortita di Luigi Di Maio riguardo al vitalizio che starebbe percependo quel certo Boneschi, pur morto da tempo, ha fatto passare in secondo piano la prospettiva altrettanto gaffeuse sottesa all'approccio dei Cinque stelle in materia di pagamento del servizio ai politici. Definendo “privilegio medievale” il versamento del vitalizio a 2.600 ex parlamentari, Di Maio li ha implicitamente suddivisi in due settori: i politici di professione e “gente come Vittorio Sgarbi, Ilona Staller, Ombretta Colli, Eugenio Scalfari, Fabrizio Del Noce, Gianni Rivera”, i quali potremmo definire celebrità prestate alla politica. Sono alcuni dei nomi che i partiti avevano cercato ai tempi in cui si credeva che il popolo sarebbe stato più portato a votare chi avesse dimostrato previamente un qualche merito altrove: fra i candidati-sirena della prima repubblica ricordiamo Gerry Scotti, Gino Bramieri, Massimo Boldi, Federico Zeri, Franco Califano, Gino Paoli, Domenico Modugno, Paolo Canè, Gelindo Bordin, Carmine Abbagnale, Nando Martellini. Tutte persone che Di Maio oggi derubricherebbe sprezzante alla voce “gente come”; si tratta infatti di profili difformi ma tutti di benemeriti nel proprio campo, piaccia o meno, mentre la qualità precipua ricercata dai Cinque stelle per i propri candidati virtuali è uno scintillante anonimato condito di conclamata mediocrità, spacciata per migliore garanzia di vicinanza al popolo e lontananza dalla casta. Ma se non altro Eugenio Scalfari ci ha fatto leggere, Vittorio Sgarbi ci ha fatto stupire, Gianni Rivera ci ha fatto sognare, Ilona Staller lasciamo perdere; ingrossare invece le fila dei parlamentari con videocandidati che fanno un vanto dell'essere né celebrità né politici di professione e fanno leva su frustrazione e invidia di masse d'incapaci, cosa sarebbe? Un privilegio postmoderno?

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Commenti all'articolo

  • iksamagreb@gmail.com

    iksamagreb

    31 Luglio 2017 - 23:11

    Bèn: la Cicciolina meglio di DiMaio? Hòh... amedéggh!!!

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  • mauro

    19 Luglio 2017 - 09:09

    Anche il privilegio diventa postmoderno. Il guaio è che il postmodernismo dei non privilegiati non mi sembra sia così brillante.

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