qualcosa da leggere
Cronache di Bustos Domecq
La recensione del libro di Jorge Luis Borges e Adolfo Bioy Casares edito da Adelphi, 143 pp., 12 euro
4 NOV 26

La letteratura è un mestiere solitario. Esiste un numero limitatissimo di collaborazioni a quattro mani che possano aspirare al canone. Anzi, quasi nessuna. Una di quelle da salvare è la collaborazione tra Jorge Luis Borges e Adolfo Bioy Casares. Nel 1967 i due scrivono le Cronache di Bustos Domecq. “Saremo buoni amici della verità ma, ancor più, amici di Platone”, dicono. Honorio Bustos Domecq è uno scrittore – inventato dai due argentini usando i cognomi di due nonni bisnonni – che ha smesso di scrivere romanzi gialli dopo che il suo personaggio, il barbiere-detective Don Isidro Parodi, è stato incarcerato per un crimine non commesso, dopo avventure tra sette, principesse russe e macellai uccisi. E così Bustos Domecq inizia a fare il critico letterario e d’arte scrivendo queste cronache sul giornale Última Hora. E’ un divertissement, una parodia, e vediamo quanto i due si siano divertiti in questo gioco, ma è anche, con una lingua barocca infarcita di espressioni datate, di due decenni prima, una vera critica alla critica, uno sfottere l’arte della lettura da parte dei boriosi, un prendere in giro gli intellettuali tronfi, un creare artisti e scrittori fasulli (o forse no, chissà) con le loro biografie ben prima che esca, trent’anni dopo, La letteratura nazista in America di Roberto Bolaño. Sono veri o sono finti i “prestigiosi glossatori” come Carlos Alberto Prosciutto, artisti e architetti, e gente come Farrel du Bosc e Nierenstein Souza? Esistono davvero o sono inventati i loro opuscoli e volumi, le raccolte poetiche che hanno come sottotitolo Bouquet di stelle profumate o il romanzo Presto prima “classificatasi al secondo posto nel concorso municipale”, il trattato La linea Paladión-Pound-Eliot o “l’ambizioso romanzo storico Il feudo dei Gomensoro, ripudiato in articulo mortis dall’autore”? Nella postfazione, Francesco Fava, con dovizia va alla ricerca dei riferimenti usati dai due burloni per creare questi ibridi, questi personaggi, questi libri che forse esistono solo in un metaverso, per “offrire una bussola essenziale delle evocazioni e cripto-citazioni più significative” che potevano dire qualcosa a chi frequentava quel mondo negli anni Sessanta, in Argentina, e lasciandoci un po’ il mistero per divertirci noi a trovarle, o a godere e basta dello “strafalcione grossolano” e della “virtuosistica mise en abyme”. In fondo, con i loro svaghi, Borges e Bioy Casares ci fanno capire che la verità in fondo non è così importante, tanto che una teoria cospirazionista si basa sul fatto che lo stesso Borges sia stato inventato, e fosse semplicemente un vecchio attore assunto da un gruppo di scrittori, che ben si prestava con il suo volto e la sua figura a fare la parte di un saggio che amava Dante e le leggende dei norreni.
* * *
Jorge Luis Borges, Adolfo Bioy Casares
Cronache di Bustos Domecq
Adelphi, 143 pp., 12 euro
Cronache di Bustos Domecq
Adelphi, 143 pp., 12 euro