Angel down

La recensione del libro di Daniel Kraus edito da Ne/oN, 304 pp., 21 euro

4 NOV 26
Immagine di Angel down
In un libro pubblicato esattamente cento anni fa, lo scrittore tedesco Peter Flamm descriveva la devastazione morale e il disorientamento psicologico della Prima guerra mondiale attraverso un’inquietante e onirica storia di scambi di persona e di documenti sottratti a cadaveri, una vicenda che restituisce plasticamente le ferite con cui l’umanità tutta fu costretta a fare i conti dopo la guerra. La Grande Guerra ha rappresentato l’inizio di un lungo incubo di violenza e tantissimi sono stati i modi che la letteratura ha cercato per raccontarne la devastazione, una molteplicità di punti di vista per provare a comprendere l’incomprensibile, il male umano. Cèline ha scritto che “la guerra era tutto quello che non si capiva” e queste parole potrebbero benissimo essere iscritte sulla soglia di "Angel down" di Daniel Kraus, un romanzo ambientato sui campi di battaglia francesi della Prima guerra mondiale ma che inserisce nella narrazione un elemento soprannaturale che simboleggia proprio il tentativo di trovare un senso alla violenza e alla naturale diffidenza dei soldati durante il conflitto. Angel down ruota infatti attorno alla ricerca di cinque soldati su una voce che annichilisce l’animo delle truppe e che scopriranno provenire da un angelo ferito, bloccato tra il fango e il sangue, che deve essere salvato anche perché sembra portatore di un segreto, il modo per porre fine al conflitto. Cyril Bagger, uno dei cinque soldati, più interessato a portare a casa la pelle che ad apparire valoroso, e quindi ben lontano dall’immagine epica e stucchevole del militare, è disposto a fare di tutto per salvarsi, anche a tradire e ingannare i suoi compagni che, obbedendo all’imperituro motto dell’homo homini lupus, saranno pronti a fare lo stesso. Non serve dilungarsi molto su quello che succede, anche per mantenere intatto l’oscuro viaggio del lettore, mentre è più interessante sottolineare come la scelta di Kraus, che con questo romanzo ha vinto il Premio Pulitzer, di mescolare la narrazione storica, l’horror e il soprannaturale rappresenti una delle chiavi più originali per provare a comprendere l’oscurità dell’animo umano nei momenti di crisi e dolore, una ricerca che si affranca dal preciso momento storico trasformandosi in un’indagine totalizzante sulle azioni e le scelte dell’uomo, sul suo egoismo e la sua fragilità. Scritto come un’unica frase ininterrotta in un susseguirsi di brevi paragrafi uniti dall’anaforica apertura con la congiunzione “e” (un ritmo folle che non disdegna momenti lirici e reso perfettamente dalla traduzione di Andrea Cassini), Angel down si chiude con una virgola: non è forse questa privazione di una conclusione il simbolo più potente della violenza senza fine che costella la Storia?
   
Daniel Kraus
Angel down
Ne/oN, 304 pp., 21 euro