Ombre dal passato e pezzi di memoria. Lettera da una sera con Apache

Mi alzo e accendo la luce. Lui si sdraia per terra. La spengo, eccolo di nuovo in guardia. Beati i gatti: liberi di vedere l’invisibile

1 NOV 26
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Foto di Pınar Özpınar su Unsplash

Tardo pomeriggio. Fuori è già buio. Le notti d’autunno quanto più lunghe che appena due mesi fa, quando il sole sul mare sembrava non volere mai tramontare.
Sola in casa, leggo. Ci sono soltanto i gatti: che dormono, tranne uno, sardo, un gigante grigio.
Seduta in soggiorno, alle spalle ho l’ingresso. La luce è spenta. Immobile nell’oscurità la casa novecentesca, come una nave all’ancora che non sappia più per dove salpare. Ogni tanto, il singhiozzo metallico dell’antico ascensore.
Apache viene ai miei piedi. Sembra attento a qualcosa: alza gli occhi di smeraldo e fissa in alto, dietro alla poltrona. Dapprima non ci faccio caso. Ma lui non smette di muovere lo sguardo, come seguendo qualcosa. I suoi confratelli dormono sui divani. Sarà una mosca, sarà una zanzara, mi dico – ma non avverto ronzii.
Riprendo a leggere. Il gattone però spalanca le pupille nel cercare di cogliere quel nulla nel buio. Persiane chiuse, non può essere un riflesso di luce dalla strada. “Apache piantala! Mi stai facendo paura”, gli dico, cercando di distrarlo con una carezza. La sua mole massiccia di gatto barbagico non si muove. Fissa ostinato nell’oscurità.
Mi alzo e accendo la luce. Il gatto si sdraia per terra. La spengo, eccolo di nuovo in guardia. Apache, che cosa vedi?
Ombre. Ombre che lui intercetta, e io no? Penso a quanti sono vissuti in questa casa ultracentenaria. I primi proprietari, rogito del 1909. I loro figli saranno partiti per il Piave, gli scarponi rumorosi sulla scala di marmo? I loro nipoti, quei teneri bambini, saranno forse andati sul Don?
Quanti, mai tornati. E se, profittando di una notte silenziosa d’autunno, volessero rivedere le stanze dove la madre li metteva a letto la sera? Le scale che scendevano di corsa, da bambini? (E se qualcuno, ancora, di qui un giorno dovesse partire per un fronte?).
Ma tutto questo è assurdo. Certe cose non si dicono. Se le dici, sei matto.
Apache continua a fissare dietro di me: senza alcuna paura. Beati i gatti: liberi di vedere l’invisibile.