qualcosa da leggere
"Il mare da dove nascono i miti", la recensione
Quello che serve sapere sul libro di Giuseppe Berto edito da Edizioni Settecolori, 350 pp., 24 euro
28 OTT 26

Il primo viaggio che compone "Il mare da dove nascono i miti" è fatto da un insieme di reportage scritti dall’aprile al maggio del 1948 in Calabria su commissione del Tempo. Giuseppe Berto, scrittore veneto, inquieto e tra i più acuti osservatori della contemporaneità italiana, appare qui con un tono e una cifra molto diverse da quelle che solitamente lo contraddistinguono, ovvero quelle dell’intellettuale nevrotico e più apocalittico che integrato. Qui la sua scrittura si fa più fluida, quasi dolce; il reportage si dispiega in un insieme di racconti anche minimi della vita quotidiana che contraddistingue il sud dell’Italia, per lui un’assoluta scoperta. Non è che il primo approccio a un mondo solo apparentemente distante da lui e che invece diverrà pienamente affine, al punto da divenire un fondamentale lenitivo della propria nevrosi. Berto prenderà infatti casa a Capo Vaticano, nell’aspra e isolata Calabria, sfinito da Roma e dalla sue conventicole. Stanco forse più ancora che da Moravia e compagnia da se stesso, da una rabbia ostinatamente trattenuta e da un malessere continuo che lo riporta sempre a un punto zero, obbligandolo continuamente a risalire controcorrente. Il mare da dove nascono i miti ha invece il passo leggero e lo sguardo acuto di chi si è disfatto di ogni inutile bagaglio.
Curato da Saverio Vita, il libro fa parte dell’opera completa in ripubblicazione da Settecolori. Trent’anni, tutta la vita che gli resta, è puntellata da viaggi al sud, sua nuova casa e come tale tutta scoprire anno dopo anno. Questa raccolta andrebbe letta parallelamente alla sua opera: ha trentacinque anni quando arriva per la prima volta in Calabria e ha da poco pubblicato Il cielo è rosso, ne ha quarantanove nel 1963 quando invece il successo de "Il male oscuro" lo travolge. Scrive: “Ogni anno da cinque anni, trascorro qualche mese in Calabria. Vado in un luogo bellissimo per starci in pace, possibilmente, e non per studiare la realtà del Mezzogiorno di cui ormai m’importa non più di quanto possa importare a un cittadino qualsiasi che si occupi di problemi più letterari e psicologici che non sociali e politici”. Giuseppe Berto è sempre più avulso dalla stretta cronaca mondana del suo tempo, eppure alcune sue riflessioni appaiono oggi coincidenti a quelle di Pier Paolo Pasolini che seppur espresse con un ambizione quasi opposta, tradiscono la medesima natura. L’incontenibile confusione contemporanea – non più governabile – non lascia che come unica possibilità quella dell’immaginario letterario a fronte di un presente politico sempre più irrisolto e incapace. Berto non cerca profezie, ma un rifugio dentro cui poter continuare a vedere il mondo, il cui centro non è per lui che un perenne inganno.
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Giuseppe Berto
Il mare da dove nascono i miti
Edizioni Settecolori, 350 pp., 24 euro
Il mare da dove nascono i miti
Edizioni Settecolori, 350 pp., 24 euro