overbooking
I benefici dell’AI sulla nostra editoria
Ci saranno forse più autori che scriveranno a mano ma meno autori che scriveranno coi piedi, e lo faranno nel modo analogico, benché più dispendioso, perché scriveranno per divertirsi. Spunti
24 OTT 26

Foto di Mohammadreza Charkhgard su Unsplash
Fioccano angosciati gli interventi sul destino di Thélyson Orélien, l’autore haitiano-canadese squalificato dal Goncourt perché il suo romanzo C’était ça ou mourir risultava scritto almeno in parte dall’intelligenza artificiale. C’è chi preconizza un futuro di opere prodotte interamente dall’AI, magari capaci di farla franca e sottrarre il lavoro di vincer premi agli scrittori che su tale ambizione fondano la propria intera carriera; o chi invece spiega che non lo fregheranno più e, per timore di accuse infamanti, scriverà con la penna, salverà ogni singola battitura su un pc disconnesso, consegnerà all’agente una chiavetta usb se non addirittura uno stampato, poi attenderà che la casa editrice affidi l’impaginazione a un amanuense specializzato in codici miniati. Più modestamente, questo angolino di Foglio ritiene che l’AI avrà effetti sì devastanti ma a lungo andare benefici sull’editoria e sulla letteratura, che sono due cose ben distinte.
Gioverà all’editoria perché consentirà di guadagnare pubblicando senza troppo sforzo un maggior numero di quelli che Gian Arturo Ferrari chiamava “libroidi”, ossia quegli oggetti che sembrano proprio dei libri, si sfogliano come dei libri, vengono mandati in libreria con l’etichetta di libri, ma non sono davvero dei libri; sono come quel salmone che nella barzelletta di Moni Ovadia passava di negozio in negozio fino a che un commesso non lo assaggiava e lo trovava immangiabile, e allora il proprietario lo ammoniva: “E’ salmone commerciale, non per mangiare ma per vendere e comprare”. Gioverà alla letteratura perché il massiccio intervento dell’AI ci sbarazzerà di tutti gli aspiranti scrittori che bramano il nome in copertina, la presentazione nella splendida cornice, la recensione elogiativa dell’amico recensito il mese prima, l’ospitata in tv e la fascetta “libro necessario”: ci saranno forse più autori che scriveranno a mano ma meno autori che scriveranno coi piedi, e lo faranno nel modo analogico, benché più dispendioso, perché scriveranno per divertirsi. Certo, resterà il rischio di premiare prima o poi qualche romanzo fabbricato con l’aiutino dell’AI; ma è un rischio a cui si ovvia facilmente abolendo i premi letterari.