Ragione e sentimento

La recensione del film di Georgia Oakley, con Daisy Edgar-Jones, Esmé Creed- Miles, George MacKay

23 OTT 26
Ultimo aggiornamento: 04:58 PM
Un’altra Jane Austen. Sempre pronta all’uso per una commedia romantica, in costume, con abiti sfarzosi anche quando sono le diseredate sorelle Dashwood a indossarli. Elinor e Marianne, con la loro madre e una sorella più piccola, alla morte del padre sono costrette a trasferirsi in un piccolo cottage. Che poi tanto piccolo non sarebbe, resta il cambiamento di status: l’eredità del genitore va al primogenito maschio, loro son figlie della seconda moglie. Alla morte del vecchio genitore, il loro status sociale e il loro patrimonio cambiano. In peggio, si intende. Ed è un bel guaio, per due ragazze da marito. Al titolo siamo affezionati, ma sarebbe più chiara un’altra traduzione: buon senso, che sta per ragionevolezza di carattere; mentre dall’altra parte non si tratta tanto di sentimento quanto di illusione sentimentale. Sono i caratteri delle due figlie. Elinor, la sorella maggiore, è realista sulla sua situazione, le sue prospettive, e le promesse dei maschi. Marianne è la passionale – nel senso dell’illusione e della cecità, soprattutto in materia di uomini. L’atmosfera è cupa, come le giornate sempre grigie e nuvolose. La vita è austera, potrebbe peggiorare. Urge un marito. Possibilmente ricco. Elinor si innamora di Edward Ferrars (e si tormenta perché lui non la chiede in moglie). Il film del 1995, diretto da Ang Lee con Kate Winslet e Emma Thompson, era decisamente superiore. La perfidia di Jane Austen è volata via.