Anche i maschi leggono romanzi

Poiché oramai gli stand-up comedian sono le ultime persone serie, Anthony Jeselnik si è fatto un punto d’onore del riportare i maschi alla narrativa, ossia il tipo di lettura più femminile, stando ai dati di mercato, e più inutile, stando al luogo comune più utilizzato da chi non ha voglia di leggere


17 OTT 26
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Anthony Jeselnik (Foto Getty)

Abbiate pazienza con me: quando compro Playboy, leggo davvero gli articoli e così sono giunto ad apprendere che Anthony Jeselnik tiene un club del libro con lo scopo di convincere gli uomini, cioè i maschi, a leggere romanzi. Il comico americano ne legge molti – ne dichiara un centinaio l’anno, bravo – e vuole scardinare la tradizionale concezione maschile di lettura; non si legge per introiettare dei dati (un po’ come nella battuta su Chuck Norris che fissa un libro fino a che non ottiene tutte le informazioni che gli servono), bensì per praticare un piacere fine a sé stesso.
Poiché oramai gli stand-up comedian sono le ultime persone serie, Jeselnik si è fatto un punto d’onore del riportare i maschi alla narrativa, ossia il tipo di lettura più femminile, stando ai dati di mercato, e più inutile, stando al luogo comune più utilizzato da chi non ha voglia di leggere. Il romanzo, che contiene eventi immaginari, costituisce di per sé una perdita di tempo, cui il lettore deve volersi abbandonare in piena consapevolezza.
I maschi sono più restii e Jeselnik ha un bell’indaffararsi a insistere su tre punti fondamentali: primo, se pure gli eventi narrati nel romanzo sono immaginari, i moti dell’animo che si provano leggendone sono reali; secondo, un romanzo non va letto con l’intenzione di comprendere tutto ciò che contiene in quanto, come replica della vita che è in larga parte incomprensibile, deve mantenere delle zone d’ombra; terzo, così come incontri e avvenimenti reali finiscono in larga parte per essere dimenticati senza che per questo rinunciamo a viverli, i romanzi vanno letti con lo spirito di chi si immerge nel momento della lettura, non di chi si domanda cosa ne resterà.
Non so se Jeselnik abbia una formazione fenomenologica, ma se la meriterebbe: con tre mosse dimostra come leggere un romanzo non sia una perdita di tempo, poiché la lettura di un romanzo è essa stessa il tempo. Fatto sta che, considera amaro, la domanda più frequente posta dai membri del club quando suggerisce un libro è: “Quanto è lungo?”. Inutile: quando i maschi si confrontano fra loro – ed è forse per questo che l’articolo è uscito su Playboy – si finisce sempre a parlare di dimensioni.