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Sulle tracce di Truman Capote
La recensione del libro di Leila Guerriero edito da Sur, 142 pp., 12,50 euro
14 OTT 26

Un uomo spaventato, illuminato dalle fiamme che divampano nel bosco dietro casa, cerca rifugio in riva al mare stringendo a sé l’unica cosa a cui tiene davvero: il manoscritto al quale sta lavorando. Quell’uomo è Truman Capote, il manoscritto è quello di "A sangue freddo", libro fondativo del genere non-fiction novel di cui Capote si considerava il creatore. E’ l’aneddoto più potente, tra i molti disseminati in "Sulle tracce di Truman Capote" di Leila Guerriero (tradotto da Maria Nicola), giornalista argentina già vincitrice del Premio Strega Europeo 2026 con La chiamata (anche questo pubblicato da Sur), che ha scelto di concentrarsi sugli anni trascorsi dallo scrittore a Palamós, dove si era ritirato nel 1960 per completare la stesura di A sangue freddo. Capote aveva scelto l’anonimo villaggio della Costa Brava per imitare, forse, il suo collega Robert Ruark che si era stabilito qui alcuni anni prima indicandolo come eremo perfetto per scrivere in tranquillità, lontano dai cocktail party di Manhattan. Dopo alcuni cambi di residenza Capote si sistemò a Sanià, una villa oggi trasformata in “ritiro” per scrittori dall’attuale proprietario. E’ qui che Guerriero inizia a seguire le tracce di Capote alle prese con il libro che lo avrebbe consacrato come autore e portato alla dannazione personale. Lo scrittore non sarebbe più riuscito a eguagliare il clamoroso successo di A sangue freddo, che ancora oggi è un modello di riferimento per il giornalismo condotto con tecnica narrativa, e quel corpo a corpo con il brutale omicidio della famiglia Clutter avvenuto in Kansas nel 1959 lo avrebbe devastato psicologicamente. Guerriero è ben consapevole della difficoltà di scrivere un intero saggio su un periodo della vita di Capote al quale gli altri biografi, a cominciare da Gerald Clarke, non hanno dedicato che poche pagine. Palamós oggi sembra aver dimenticato l’illustre ospite del passato. “Sono tutti morti e quelli che non sono morti non ricordano e quelli che ricordano aggiungono orpelli”, dice Guerriero, che non si accontenta di interrogare gli epistolari, che pure cita con efficacia, ma si avventura in un’indagine sul campo. Ecco allora l’incerta individuazione della pasticceria presso la quale si serviva Capote (un dettaglio, forse, che però dice molto dell’approccio scrupoloso della giornalista), la visita alla libreria, unico luogo del villaggio in cui arrivavano i giornali esteri, dove sfogliando un quotidiano Capote apprese della morte della sua amica Marilyn Monroe, le testimonianze di chi, giovanissimo, conobbe lo scrittore (tra tutte, la più vivida è quella di Carme, cameriera di Ruark). Dalle pagine di Guerriero emerge così il contrasto tra la sonnacchiosa quotidianità del villaggio e il tormento di uno scrittore alle prese con il libro della sua vita.
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Leila Guerriero
Sulle tracce di Truman Capote
Sur, 142 pp., 12,50 euro
Sulle tracce di Truman Capote
Sur, 142 pp., 12,50 euro