Il tarlo che inesorabile ci consuma. Lettera da vecchie cose inutili

Non è esattamente un trasloco, è uno sgombero. La fase uno nello svuotamento di un’antica dimora. Prima che dei mobili c’è da liberarsi della zavorra: cinquant’anni di cose polverose

10 OTT 26
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Foto di Dina Badamshina su Unsplash

Il portone dell’austero palazzo al Sempione è spalancato. In fondo si intravvede una vetrata Liberty, chiara nel sole della mattina di settembre. Due uomini robusti vanno su e giù dal quinto piano con grosse stracariche scatole di cartone. Le abbandonano con un tonfo sul marciapiede, parlando in una lingua dell’est.
Non è esattamente un trasloco, è uno sgombero. La fase uno nello svuotamento di un’antica dimora. Prima che dei mobili c’è da liberarsi della zavorra: cinquant’anni di cose polverose.
Passo davanti al portone, getto lo sguardo. Vocabolari sdruciti, un mappamondo rotto. Un mangiadischi, incredibile. Copie di Linus che ruberei, non fosse che aprirle mi farebbe male. Questa, doveva essere la stanza dei ragazzi.
Un cassetto rotto è colmo di auguri ingialliti, bomboniere di pizzo di lontane prime Comunioni, immaginette.
E poi – andranno forse ai frati – giacche da uomo di stoffa buona, odorose di naftalina. Décolleté con i tacchi alti, come mai messe.
Gli stivali neri lunghi sopra il ginocchio che le ragazze anni Settanta mettevano con la minigonna. Ancora, piatti colorati per bambini. Un guinzaglio liso.
Passo oltre quel portone. Nello specchio del bar mi vedo incupita. Case svuotate, perché i padri sono morti.
Il primo passo è lo sgottare spietatamente le tracce di una vita insieme. Ciò che mi fa male, è che un cassetto della cassettiera in camera nostra somiglia già un po’ a quello che ho appena visto. Biglietti, ricordi. Devo buttarli, mi dico, d’improvviso angosciata: questo cocciuto conservare è vecchiaia. E butterò anche i libri di scuola dei figli, e, senza neanche aprirla, la valigia con i miei diari di scuola. E quasi in una furia le foto di classe, e i dentini di latte dei bambini. Via, via, con un taglio netto. La casa alleggerita forse respirerà meglio.
Ma so in fondo che sarà solo un espediente. Il Tempo continuerà a lavorarci. Peggio della guerra, forse perfino della morte, questo tarlo inesorabile che inavvertito, un istante dopo l’altro, ci consuma.