Respiro, sguardo, memoria

La recensione del libro di Edwidge Danticat edito da Utopia, 224 pp., 19 euro

7 OTT 26
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Sophie è cresciuta lontana dalla madre. Ad Haiti, la sua infanzia si è nutrita delle cure di zia Atie; grazie al suo sacrificio quotidiano e alle sue parole sagge è diventata adolescente. La madre rimane una grafia nelle lettere che riceve e il suono della voce nelle registrazioni che periodicamente arrivano da New York, dove è emigrata. Fino al giorno in cui, insieme a una lettera, arriva da New York un biglietto aereo: Martine chiede che Sophie la raggiunga. L’incontro negli Stati Uniti dovrebbe ricomporre una famiglia, ma porta alla luce una memoria dolorosa, difficile da conservare.
Alle prime incerte mosse di avvicinamento, segue una convivenza sempre più gravata dal peso di aspettative, timori che si traducono in iper-protezione, attenzioni che soffocano la vita. La madre da giovane ha subìto una violenza, durante la quale ha concepito Sophie. Il suo trauma, impossibile da rimuovere, resiste anche al tentativo di tradurlo in parole. Saranno i corpi a manifestare le forze cupe di questo evento. Per custodire il corpo della figlia, Martine finisce essa stessa per violarlo, reiterando un gesto che per generazioni le donne più anziane della famiglia hanno praticato sulle più giovani. Così, al tema dei corpi, della loro vulnerabilità, del loro linguaggio, si intreccia quello di un tempo che non passa, di una memoria che, sotto una superficie affettuosa, ribolle di paura e vergogna.
Sophie cresce, affronta le proprie fragilità, ama ed è amata. Danticat ricostruisce una vita come un nodo tra corpi e generazioni, senza ridurla all’opposizione tra vittime e carnefici. Il tratto di oceano che separa Haiti da New York, invece di recidere il legame con le origini, conduce inaspettatamente Sophie verso la domanda più profonda della propria esistenza. E quando il dolore finisce per schiacciare la madre, Sophie torna ad Haiti per confrontarsi con il luogo della violenza, interrogare la propria genealogia e comprendere che liberarsi dal passato non significa cancellarlo. Il ritorno diventa così un confronto con la memoria, necessario per impedire che essa continui semplicemente a ripetersi. Non si tratta di guarire dimenticando, ma di trasformare la memoria in qualcosa che possa finalmente essere raccontato, elaborato, affrontato. Là dove il trauma aveva piegato il corpo all’onere della perpetuazione, la parola apre uno spazio in cui un’eredità non debba più essere necessariamente una condanna.
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Edwidge Danticat
Respiro, sguardo, memoria
Utopia, 224 pp., 19 euro