La Perla

La recensione del libro di John Steinbeck edito da Bompiani, 112 pp., 12 euro

Immagine di La Perla
Mio figlio leggerà e aprirà i libri, e mio figlio scriverà e saprà scrivere. E mio figlio farà di conto, e tutto questo ci renderà liberi perché saprà – saprà, e attraverso lui anche noi sapremo”. Questa fu la raggiante profezia di Kino, dopo aver pescato la Perla del Mondo lungo le coste del Golfo della California. Era “perfetta come la luna”, “grossa come un uovo di gabbiano”, “assorbiva la luce e la filtrava, per rifrangerla in un’incandescenza d’argento”. Venderla avrebbe significato inaugurare un nuovo destino. Il povero pescatore messicano possedeva solo una canoa, viveva in una casa di stoppie con la moglie Juana e il piccolo Coyotito ai bordi di una “città con le case in muratura e intonacate”. Qui la notizia “irruppe in un’onda schiumosa”, “più in fretta di quanto non sappiano precipitarsi a raccontarla i bambini”. Allora, gente di tutte le categorie, “gente con cose da vendere e favori da chiedere”, cominciò a interessarsi di Kino. E di colpo, la Perla entrò “nei sogni, nelle riflessioni, nei progetti, nei desideri, nelle fantasticherie, nei bisogni, negli appetiti, nelle brame di tutti; e poiché una sola persona li intralciava, ed era Kino, egli finì stranamente per essere il nemico di tutti. La notizia rimescolò qualcosa di infinitamente nero e malvagio nel cuore della città”. Mercanti biechi e truffaldini ne deprezzavano il valore; medici avidi e cerimoniosi si offrivano di custodirla; ombre furtive e ferine visitavano la capanna per razziarla minacciando la vita dello stesso pescatore, al calare del crepuscolo. “Questa perla è come un peccato. Buttala via, Kino”, supplicava Juana, intuendo l’imminente rovina. Ma nelle orecchie del giovane indio risuonava la Canzone della Perla che aveva attutito quella della Famiglia: “Così bella era, così delicata, e aveva una sua musica – una musica di promessa e di gioia, una garanzia per il futuro”. Tutto precipita, quasi nulla si salva. La casa, la canoa e la serenità della famiglia, costretta alla fuga sulle montagne e braccata da due segugi e “un uomo a cavallo con il fucile”. Kino aveva perso un mondo senza guadagnarne un altro, mentre la Canzone del Male “mulinava nella sua testa” e “strideva con la Canzone della Perla”.
Luigi Sampietro, curatore per Bompiani della nuova edizione de "La perla" di John Steinbeck (traduzione di Bruno Maffi), scrive: “Il paradosso delle favole, e di una parabola come La perla, è che l’incantesimo dell’istante – la rivelazione – persiste per tutta la durata del racconto: prima come semplice prodigio e poi come un’ombra luminosa in progressiva dissoluzione, fino all’incontro dei due protagonisti con la dimensione tragica dell’esistenza”. Un libro che ha nelle parole una colonna sonora, nel silenzio un simbolo dell’assoluto – la voce di Dio – e nella natura, onnipresente, l’eco degli avvenimenti.
 
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John Steinbeck
La Perla
Bompiani, 112 pp., 12 euro