Il canto segreto

La recensione del libro di Francesca Pilato edito da Florestano edizioni, 88 pp., 18 euro

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Studiosa raffinata, amante del bello stile e di una certa idea di umanesimo, l’autrice di questo volumetto grazioso non si accontenta di uno studio d’archivio. E’ col talento di narratrice capace di fare rivivere eventi e circostanze, di introdurre a un mondo incantato il lettore – ascoltatore, che Pilato trasmette la fiaba romantica di cinque autori del Novecento al loro incontro con la musica: Alberto Savinio, Gabriele d’Annunzio, Luigi Pirandello, Eugenio Montale ed Elsa Morante.
Punto di partenza: epistolari, diari, scritti critici di genere differente accostati con sapienza. Si materializza, in ciascun capitolo dedicato agli autori presi in esame, il rapporto dei letterati con la Musa, un immaginario poco conosciuto ma spesso centrale nella formazione di percorsi artistici poi celeberrimi.
L’infanzia greca di Savinio maturò sotto il sole accecante di un percorso che univa testo e partitura – la seconda venne poi abbandonata per timore di una malia giudicata pericolosa. Debussy e d’Annunzio furono amici veri, uniti dallo scandalo che procurò l’opera cui lavorarono insieme, il Martyre de Saint Sebastien. Furono accanto negli anni parigini del Vate, poi in contatto, grazie a un carteggio, in quelli più ritirati in cui d’Annunzio riparò nello chalet tra pineta e oceano, al bacino di Arcachon. L’autore dispari che sempre è stato Luigi Pirandello faticava, come è noto, nel suo tempo, a ritrovare coscienze di confronto. Tanto da arrivare all’esilio volontario a Berlino nel 1928. Prima però c’era stata l’esaltante esperienza del “Teatro degli Undici” e la collaborazione con Alfredo Casella al balletto “I segreti della Giara”. La possibilità di fare vivere in armonia due codici espressivi “somiglianti ma distinti” era per Pirandello ossessione artistica. Cosa nota, invece, la passione musicale di Montale. Dagli anni in cui giocava da gran dilettante, come basso e baritono per il Maestro Sivori, fino all’amata attività di recensore per il Corriere della Sera e il Corriere dell’Informazione – il poeta vedeva lungo: fu, tra i primi, a scorgere il genio di Carlo Maria Giulini. Di Elsa Morante, invece, Pilato ricorda la prodigiosa attitudine musicale, quasi un istinto, mai addomesticato da una formazione vera e propria, nato attorno a due stelle polari, Mozart e Beethoven. Le è di scorta, qui, un saggio perduto tra le pieghe del tempo, ma ancora capace di parlare ai nostri giorni, scritto da quel gigante dimenticato che resta Carmelo Samonà. Rimane, alla fine, un racconto unico e coeso, talora stilizzato, sempre affascinante.
 
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Francesca Pilato
Il canto segreto
Florestano edizioni, 88 pp., 18 euro