qualcosa da leggere
Popolo criminale
La recensione del libro di Francesco Benigno edito da il Mulino, 272 pp., 24 euro
30 SET 26

Fra il Sette e l’Ottocento, una serie di figure di estrazione popolare invade l’immaginario dell’occidente europeo. Prima i lazzari napoletani, poi i sanculotti parigini, quindi i misteriosi thug della remota India, infine di nuovo da Napoli i camorristi: a ondate successive, gazzette, epistolari e romanzi sono pervasi dalle gesta di gruppi che, pur nella loro diversità, incarnano un’immagine ricorrente: plebi ribelli, che in un modo o in un altro si oppongono a un ordine costituito. C’è un filo rosso, si domanda Francesco Benigno, docente di Storia moderna alla Normale di Pisa, che può legare esperienze tanto lontane nel tempo e nello spazio?
Per rispondere, passa in rassegna un’amplissima documentazione, fatta dei testi più disparati, dai diari di viaggio agli articoli di giornale, dalle ordinanze di polizia alle litografie eccetera. E scopre diversi elementi interessanti. Una prima osservazione è che tutti questi fenomeni sono molto più complessi di come abitualmente vengono rappresentati. Così per esempio i lazzari napoletani, che per alcuni osservatori sono la quintessenza di una “napoletanità” irredimibilmente oziosa, sono colti da altri semplicemente come “gente che aspettava lavoro o si riposava dopo averlo compiuto”. Un secondo dato è che la costruzione dell’immagine stereotipata di questi fenomeni è per lo più opera di uno sguardo ostile; così per esempio “i testi fondativi della delineazione del fenomeno criminale thuggee sono stati scritti dagli stessi autori che l’hanno al contempo ‘scoperto’ e combattuto”. Ciononostante, queste descrizioni “subiscono un processo di appropriazione. Accade così che definizioni infamanti vengano recuperate politicamente, costituendo segni di appartenenza e di distinzione”. In questo modo si creano “raffigurazioni che della realtà si nutrono, e che poi, nel rappresentarla, la plasmano”, così che rappresentazione e realtà continuamente si influenzano, inducendo giudizi in qualche misura stereotipati che poi si riflettono sui comportamenti. E qui Benigno conclude virando sull’oggi: “Le rappresentazioni simboliche tipizzate mostrate in queste pagine si ritrovano anche nell’immaginario collettivo globalizzato. Si tratta, in questi casi, di soggetti identificati come naturali ricettori dell’ansia sociale, potenziali minacce e, in caso di disagio, facili capri espiatori. La loro esistenza non andrebbe dunque guardata come quella di comunità separate perché essa è inseparabile dalla storia delle società che li accoglie e insieme li ghettizza”.
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Francesco Benigno
Popolo criminale
il Mulino, 272 pp., 24 euro
Popolo criminale
il Mulino, 272 pp., 24 euro