qualcosa da leggere
Loki
La recensione del libro di Georges Dumézil edito da Adelphi, 234 pp., 26 euro
30 SET 26

Allora Loki spiccò il volo e la veste di piume tuonò fino a che entrò nel paese dei giganti”. Nell’universo Marvel, macchina miliardaria passata dal fumetto al blockbuster, il personaggio di Loki è il fratellastro di Thor, prima suo nemico poi alleato. Le sue abilità di “dio dell’inganno” gli hanno fatto guadagnare anche una serie tv tutta sua. Avendo perso i miti, dobbiamo ricercarli nella loro forma di intrattenimento capitalista, simulacri trasformati in omini Lego. Oltre a parlarci dell’avidità disneyana, possiamo leggere successo di Loki come un segnale che, il personaggio del folklore e della mitologia norrena, continua la sua vita a distanza di secoli, e che l’uomo ha ancora bisogno nella sua lettura del mondo di figure ambigue, antieroi celesti, di trickster capaci, come scrive Georges Dumézil, di essere “confidenti ingegnosi o temibili burloni”. Loki sfotte gli altri dei. Loki è un dio privo di culto. Nemmeno Dumézil ne ha trovate tracce nei suoi soggiorni scandinavi e nelle sue ricerche durate tutta una vita. Loki ogni tanto è minore, ogni tanto è protagonista di miti fondativi dove assume dimensioni “enormi, quasi cosmiche”. Il “piccolo dio briccone degli scandinavi” ha una caratteristica unica, non agisce quasi mai per un motivo preciso, ma per divertirsi, “è l’amico e l’ausilio più prezioso degli dei e insieme il loro peggior nemico”. Per alcuni popoli è “l’eroe civilizzatore” per altri “l’ingannatore”. E perché non tutte e due le cose insieme, si chiede lo storico in questo testo rimaneggiato per decenni: Loki, ora uscito nella collana Il ramo d’oro, per Adelphi – un’analisi fatta contro le “semplificazioni arbitrarie” intorno a questa figura “ricca e mobile”, leggendo poemi “oscuri e lacunosi”, e distaccandosi dalle letture interpretative che vogliono cercare influenze orientali e cristiane. Loki, “padre del serpente del mondo”, è un essere ai margini di una intelligenza superiore.
Il libro di Dumézil, nelle sue comparazioni e letture di chi, prima di lui, ha provato a inquadrare e spiegare Loki, diventa un perfetto strumento per capire il suo metodo di analisi dei miti, spiegando le lotte tra “lo scetticismo dei filologi” e “l’imperialismo dei folkloristi. Accusato di “una malcelata simpatia ideologica per la cultura nazista” da parte di Carlo Ginzburg, Dumézil, certamente vicino a una certa destra francese, ci mostra però quanto i miti possano esser scevri dalle riletture ideologiche e politiche, e da chi cerca sempre un motivo materiale e storicistico dietro alle figure mitologiche. “Il pensiero mitico”, scrive il francese, “si colloca a metà tra il pensiero onirico e quello verbale, tra il sogno, con cui condivide il carattere illustrato, drammatico e in generale simbolico, e il discorso, di cui possiede il carattere lucido, articolato, e in generale, coerente”.
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Georges Dumézil
Loki
Adelphi, 234 pp., 26 euro
Loki
Adelphi, 234 pp., 26 euro