qualcosa da leggere
La malinconia del viaggiatore
La recensione del libro di Jan Brokken edito da Iperborea, 415 pp., 20 euro
30 SET 26

Dopo averne seguito le orme negli appassionanti Anime baltiche (2015), Bagliori a San Pietroburgo (2017) e L’anima delle città (2021), l’autore olandese torna a rivolgere la propria attenzione ad alcuni grandi compositori, pittori, poeti e narratori avvalendosi della forma letteraria che sembra essergli particolarmente congeniale: quella collocata a metà strada tra il reportage, il ritratto biografico e il resoconto di viaggio – non priva, peraltro, di aneddoti né di dialoghi assai ben calibrati. Appare infatti evidente come anche in questo libro – meticolosamente tradotto da Claudia Cozzi – Brokken assapori il piacere di muoversi tanto nel tempo quanto nello spazio: due dimensioni nelle quali egli agisce animato dal proposito di raccogliere racconti relativi a mondi al tramonto talora dimenticati, talora bisognosi di protezione. Ecco dunque dispiegarsi la narrazione incentrata su quattordici artisti europei perennemente in viaggio, incapaci di legarsi a un solo luogo, profondamente inquieti e inclini a scegliere l’esilio: da Kafka a Machado, da Monteverdi a Bartók, da Caillebotte a Depero, da Goethe a Kadare fino a Matisse emerge con chiarezza come le loro pagine, voci, esistenze continuino a parlarci. Interessante appare inoltre mettere in rilievo come Brokken si riveli in grado di intrecciare felicemente le proprie osservazioni con gli incontri fortuiti. Sotto questo aspetto, egli si avvicina al Claudio Magris di alcune opere di viaggio e, in particolare, di Danubio – un testo citato opportunamente a più riprese nell’ambito di queste pagine. Centrale, nell’economia complessiva del racconto, sembra infine il ruolo svolto dalla musica: che non si limita a essere uno dei temi del libro ma arriva a costituirne il principio organizzatore. E non è forse un caso che, nell’ultimo capitolo de La malinconia del viaggiatore, egli riporti il pensiero di Ismail Kadare, che dice di invidiare ai musicisti la capacità di creare una lingua sempre nuova. “Noi – afferma l’ormai anziano narratore di origine albanese richiamando un tema di capitale importanza, ad esempio, per Hugo von Hofmannsthal – abbiamo a disposizione soltanto parole che tutti usano, parole spesso abusate, consumate, appesantite, cariche di significati perché qualche ideologia se n’è impadronita. Un violinista invece può creare una musica tutta sua, può far risuonare ogni nota come se fosse nuova”. Una musicalità che contraddistingue anche la sua prosa – dal ritmo lento e costante – la cui scorrevolezza, essenzialità, incisività si rivela capace di avvincere il lettore fino all’ultima pagina, di suscitarne costantemente l’interesse e la curiosità, di trasformarne la forma mentis, di ampliarne gli orizzonti, di invitarlo al viaggio e alla riflessione.
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Jan Brokken
La malinconia del viaggiatore
Iperborea, 415 pp., 20 euro
La malinconia del viaggiatore
Iperborea, 415 pp., 20 euro