Scatole che non si devono aprire

Foto di tempi davvero lontani, a elevato potenziale emotivo. Da manovrare con delicatezza. Possono fare male

26 SET 26
Immagine di Scatole che non si devono aprire

Foto di Brandable Box su Unsplash

Siamo a tavola a casa mentre Giovanni, neanche due anni, si dedica a una metodica esplorazione della grande libreria in sala. Rovescia pennarelli e pastelli e libri per bambini, poi passa allo scaffale dopo – roba dei grandi. Tira giù quel che può, lo esamina attentamente, lo scarta. Ora in punta di piedi – lo vedo con la coda dell’occhio – riesce ad afferrare una grossa scatola di metallo. Il fracasso della scatola che cade a terra ci fa voltare tutti. “Niente di pericoloso”, faccio io, e continuiamo a mangiare.
Ma non è esattamente vero. Giogio ha aperto una delle Scatole che Non Si Devono Aprire. Foto di tempi davvero lontani, a elevato potenziale emotivo. Da manovrare con delicatezza. Possono fare male.
Così quando il bambino va, china a terra, ributto dentro tutto alla rinfusa, quasi in affanno. Ma no, non riesco a non guardare quella piccolissima foto in bianco e nero di mia madre sposa, candida e eterea come in un sogno. Scivolano fra le mie mani le immagini che non vorrei vedere. In un’estate remota su una panchina in montagna eravamo seduti in cinque: Giuditta, novant’anni, con la veste lunga da ampezzana; suo marito Ferdinando; Emma, la figlia nubile, ogni mattina a messa; mia sorella, dodici anni, e io, sei. E tutti se sono andati, non solo i vecchi, com’è naturale, ma anche mia sorella – appena due anni dopo. Sono rimasta solo io, a ricordare quella mattina.
Ma un’altra foto si fa avanti, prepotente: mio fratello maggiore – anche lui se ne è andato – mia sorella e io insieme su una slitta, sorridenti. Col sorriso che si può avere da bambini in una mattina d’estate, non sapendo ancora alcun male.
Se penso a cosa è stato, dopo, in casa, mi commuovono quelle nostre facce senza un’ombra. Eppure la foto uscita dalla Scatola Proibita, chiusa da anni, emana una singolare luce. Come il bagliore di una indicibile speranza. Noi non sapevamo, è vero, dicono i miei fratelli scomparsi sulla slitta: ma quanto è ora quello, Marina, che noi sappiamo, e tu non sai.