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Storia della verità
La recensione del libro di Michel Foucault edito da Einaudi, 380 pp., 25 euro
23 SET 26

Parlando di Gilles Deleuze, Michel Foucault disse che un giorno il Novecento sarebbe stato “deleuziano” sottolineando come il sistema filosofico del pensatore francese sarebbe prima o poi stato riconosciuto come uno strumento fondamentale per la comprensione del presente. Così in effetti è stato, ma Foucault certamente non ignorava quanto anche i suoi studi sulla follia, sulla sessualità e sull’archeologia del sapere avrebbero avuto una vita lunga e continuato ad alimentare un dibattito non solo accademico. L’onda lunga della ricezione dell’opera di Foucault ha mantenuto vivo l’interesse per gli argomenti più à la page (il sistema di controllo del panopticon di cui parla in Sorvegliare e punire per esempio, anche se non sempre citato a proposito), ma ha messo in ombra alcuni aspetti che rendono la misura dell'ampiezza del suo lavoro e dell'attenzione a temi che riconducono la filosofia alle sue origini. Fa parte di queste opere il corso che nel 1972 Foucault tenne all’Università di Buffalo dedicato alla Storia della verità (tradotto da Valeria Zini per Einaudi), una serie di lezioni in cui il filosofo analizza il modo in cui nella società occidentale si è costituita la concezione della verità e del rapporto tra questa e il pensiero: si tratta di un argomento che in maniera trasversale attraversa molte opere di Foucault (da Storia della follia nell’età classica allo straordinario corso a Lovanio del 1981 incentrato sul senso più autentico della confessione, Mal fare dir vero) e occupa le sue ricerche fino alla fine (poco prima di morire sottolinea infatti: “Il mio problema è sempre stato quello della verità”). Questo corso parte da un assunto evidenziato già nella prima lezione, ovvero la genesi reciproca e simultanea del “potere-sapere”, “la formazione incrociata del potere e del sapere”: aggirando il problema della storiografia marxista in cui il soggetto si situa all’origine della conoscenza, Foucault segue la prospettiva di Nietzsche secondo cui la conoscenza è il distillato di una serie di rapporti di potere. Da questo procedimento metodologico (di cui Foucault offre qui una preziosa e fluida testimonianza) il filosofo francese si sofferma su come sia nata la partizione tra vero e falso, sulle forme della verità giudiziaria nell’Antica Grecia (con uno splendido affondo nell’epica omerica), sulla nascita della figura del giudice nel Medioevo e sulla necessità dello stato di punire chi provoca disordine basandosi su meccanismi di verità peculiari (come quella estorta con la tortura). Seppure le lezioni si fermino al Medioevo, gli strumenti che offre Foucault hanno una profondità tale da modificare lo sguardo sul senso della verità e sulla sua relazione con il potere nel mondo contemporaneo.
Michel Foucault
Storia della verità
Einaudi, 380 pp., 25 euro
Storia della verità
Einaudi, 380 pp., 25 euro