Olbia

La recensione del libro di Jean-Baptiste Say edito da IBL Libri, 110 pp., 16 euro

23 SET 26
Immagine di Olbia
Nella collana “Liberalismi eccentrici”, edita da IBL Libri, è stato pubblicato in prima edizione italiana un esile ma denso volume. Composto dall’economista francese Jean-Baptiste Say nel 1799 e pubblicato l’anno dopo, Olbia. Ovvero saggio sui mezzi per riformare i costumi di una nazione ha una genesi e un contenuto piuttosto eccentrici. A cura e con introduzione di Antonio Casu, lo scritto venne da Say proposto al concorso indetto dalla classe delle Scienze morali e politiche dell’Istituto di Francia. L’obiettivo era quello di raccogliere contributi volti a immaginare riforme socio-economiche per la Francia post-rivoluzionaria. Anche se Olbia non vinse, quello che il lettore italiano può ora leggere, grazie alla traduzione del compianto sociologo Giorgio Pacifici, è un interessante esempio di “utopia borghese”. Il lavoro di Say s’inserisce appieno nel filone dei racconti utopici: a differenza, però, della maggior parte delle utopie note – si veda La storia delle utopie di Massimo Baldini – per cui la proprietà privata è un male da estirpare e la natura umana va raddrizzata da “chi sa” in vista della creazione di una società chiusa e collettivistica, il contributo liberale dell’economista francese immagina una buona società retta dalle classi medie.
Per Say, a rivestire un ruolo cruciale nella creazione di una tale società è l’equilibrio tra libertà e virtù. Non si tratta di plasmare da zero l’uomo nuovo, quanto piuttosto di far sì che si propaghino buone istituzioni e, così, buoni comportamenti. Olbia, che non rinvia all’omonima città sarda, bensì riprende il titolo di un libro del 1660 di John Sadler, parla della felice esperienza di un popolo che gode “di una libertà fondata su delle buone leggi”. Ha ricordato Alberto Mingardi come Francesco Ferrara, nell’introduzione al settimo volume della “Biblioteca degli Economisti”, avesse notato la vicinanza di Say ad Adam Smith: un buon sistema economico era per il francese, affermava Ferrara, “la condizione inevitabile del benessere umano, e il benessere umano era altrettanto indispensabile a fondare la morale de’ popoli”. Un’idea che si ritrova poi in pensatori successivi come Charles Dunoyer. Economia ed etica, insomma, non sono affatto nemici, quanto piuttosto pilastri di un buon ordine umano in cui libertà e virtù si sostengono a vicenda. Al termine dello scritto, Say inserisce alcune massime di Benjamin Franklin tra cui questa: “La Pigrizia cammina così lenta che la Povertà la raggiunge tutt’a un tratto”.
   
Jean-Baptiste Say
Olbia
IBL Libri, 110 pp., 16 euro