una fogliata di libri
I tuoni educati, i bagliori e finalmente lei. Lettera da una notte di pioggia
Settimane di afa immobile, senza un filo di vento. Umidità fuori controllo, zanzare in festa. Poi, dalla Francia, è arrivata l'acqua
19 SET 26

Foto ANSA
Si affogava da settimane in un’afa che ti si appiccicava alla pelle. L’aria un fiato caldo, quasi di animale. Milano a 36 gradi era l’asfalto molle, e immobili gli alberi e perfino le foglie, appena ingiallite. Io, lo aspettavo. Da giorni studiavo i meteo: niente, vento zero, 35 gradi, umidità cambogiana. Fino a che, sul mercoledì 9 settembre, nelle previsioni si è affacciata una nuvola con un piccolo lampo. Ho sussultato: eccolo, arriva.
Una grande perturbazione dalla Francia avanzava, assicuravano. Affranta nell’afa, aspettavo tuttavia con fede.
Il martedì sera, immobile e greve l’aria. I rami dei noci della mia via fermi come marmo. Alle undici, da ovest niente di nuovo. Non un refolo, dalla Francia.
Mi sono addormentata con il condizionatore in “dry”, che ingoiasse umidità e zanzare (zanzare, nel clima amazzonico, particolarmente festose).
Ma, alle cinque qualcosa mi ha svegliato. Che cosa? Pioggia. Lo scrosciare imperioso eppure dolce di una pioggia intensa. E lampi a illuminare la camera, e tuoni, ma non furiosi. I tuoni educati di un temporale di una volta. I gatti in fondo al letto vigili, ma tranquilli. E lampeggiava e tuonava e pioveva forte, ma senza rabbia. Mentre si allargava un odore buono, la fragranza che ha la terra calda quando, dopo tanto, viene bagnata. Ho respirato a fondo, come si annusa un profumo. Poi sul balcone ho allungato una mano, a sentire le gocce sulla pelle. Quello scrosciare di acqua però induceva il sonno, e mi sono riaddormentata.
Alle sei, alba grigia. Il termometro, davvero, sotto di dieci gradi. Finita quest’estate spietata? Mai il mare della Sardegna così caldo, mai così roventi le rocce sotto ai piedi e così asciutta la macchia, all’interno: una scintilla in quell’arsura avrebbe divorato tutto in un istante. In certi giorni quel sole altissimo mi faceva quasi paura.
E stanotte, stanotte finalmente. I bagliori, il brontolio dei tuoni, e la pioggia, generosa. L’ho riconosciuta allora: è madre, l’acqua. Nutre tutto ciò che vive.