L’angelo in fiamme

La recensione del libro di Lawrence Osborne edito da Adelphi, 318 pp., 20 euro

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Lawrence Osborne nei suoi romanzi è un autentico specialista nello spedire occidentali benestanti in posti meravigliosi e farli danzare pericolosamente sull’orlo del disastro. A Hydra, in Marocco, a Hong Kong, il paesaggio cambia ma il risultato è sempre lo stesso. Con L’angelo in fiamme, raccolta di racconti appena pubblicata in Italia da Adelphi, Osborne ha semplicemente accelerato i tempi: nove storie, nove protagonisti, nove nuove occasioni per mandare tutto a rotoli. In “Ghost” uno spregiudicato broker americano si muove nella Hong Kong della crisi immobiliare cinese pensando di conoscere alla perfezione le regole del gioco. Ne “L’onda” un’entomologa sopravvive allo tsunami delle Andamane e scopre che persino una tragedia di proporzioni bibliche può trasformarsi in un’imperdibile opportunità professionale. Nel racconto che dà il titolo alla raccolta, invece, una ricca coppia newyorchese assume come domestica una giovane donna con problemi d’udito. Anche qui, ovviamente, le cose non andranno esattamente come previsto. La cosa sorprendente è come Osborne si trovi particolarmente a proprio agio nelle storie brevi, riuscendo a concentrare in poche pagine il suo solito cocktail di denaro, sesso, ambizione e quella particolare forma di cattiva sorte che nei suoi libri tende a colpire in prevalenza chi illusoriamente si crede immune a tutto. Somerset Maugham faceva qualcosa di simile un secolo fa mandando commercianti, funzionari coloniali e ricche signore inglesi ai tropici. Osborne ha sostituito i piroscafi con i voli intercontinentali e i club con i boutique hotel, ma lo schema appare praticamente identico anche se le situazioni precipitano in modi completamente differenti. A volte arriva la violenza, altre volte basta una piccola umiliazione, altre ancora è sufficiente un improvviso rovesciamento di fortuna per trasformare una vita apparentemente ben organizzata in qualcosa di irriconoscibile. Ciò che viene accuratamente evitato è però la morale. I personaggi non vengono puniti perché sono ricchi, avidi, ingenui o infedeli. Più semplicemente fanno una scelta sbagliata, incontrano qualcuno che non avrebbero dovuto incontrare o, banalmente, sono solo sfortunati. Osborne li accompagna passo passo fino al punto in cui si accorgono che le cose sono ormai sfuggite di mano, senza particolare pietà e senza offrire loro alcuna via d’uscita. Nell’ultimo racconto compare un angelo in fiamme, nelle precedenti otto storie a prendere fuoco sono soprattutto le vite dei protagonisti.
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Lawrence Osborne
L’angelo in fiamme
Adelphi, 318 pp., 20 euro