qualcosa da leggere
Tennis Paradise
La recensione del libro di Francesco Longo edito 66thand2nd, 168 pp., 19 euro
9 SET 26

Dopo volgari decenni di predominanza calcistica, viviamo – gli dèi siano lodati – una vera reinassance tennistica. Tornano i completini bianchi, il piqué delle polo, contro le magliettine sintetiche da fiera di paese, con i numeroni in caps lock sulla schiena. Torna l’estetica di Wimbledon contro il chiasso da Bernabéu, si sentono i bambini al parco parlare di Alcaraz invece che di Mbappé. Nel suo ultimo libro, "Tennis Paradise", Francesco Longo – che a tennis ci gioca, che il tennis lo seguiva in tv e agli Internazionali prima di questa febbre da campo rosso – ci porta a capire la sofisticatezza dello sport. Uno sport che è un duello, uno sport in balìa delle stagioni e degli elementi, uno sport che ti “catapulta in una geografia inventata”, ma forse, anche un’anticipazione del paradiso terrestre, quando resusciteremo in “corpi indicibilmente belli”, come dicono le scritture. Agassi novello Adamo. “Quando gioco a Roma”, dice Panatta, “mi sento in Paradiso”. A cosa rimanda la pace [di un rettangolo erboso], la beatitudine che sembrano affondare le radici in un tempo remoto, nell’epoca mitologica dei nostri progenitori?”.
Con Longo seguiamo un calendario che parte dall’Australia e arriva a Shanghai, passando per la Miami paradisiaca di una giovanissima Maria Sharapova, per quel temuto Roland Garros, luogo di cerimonie, o per la Monte Carlo “terra del sole” dove la leggenda Björn Borg gioca il suo ultimo torneo. “Seguire il tennis vuol dire sprofondare in una dimensione con pochi riferimenti alla realtà e solo qualche allusione ai conflitti della Storia, alle frizioni sui confini tra le nazioni”, scrive Longo. C’è qualcosa di eterno in questo correre fluidamente, nel silenzio più totale, colpendo una pallina gialla e lanciandola al di là della rete. Il tennis è l’attesa di un’estate infinita.
In Tennis Paradise più che un’epica dello sport – per quanto spesso i tennisti somiglino o figure omeriche – abbiamo di fronte un misto tra lirica e cosmogonia, una lente attenta e saltellante che ci disegna panorami, scenari, storie di rivalità e di casualità, di sogni e di rituali. Non una storia di tennisti, Tennis paradise, ma una ricerca dell’essenza tennis anche attraverso i tennisti, attraverso il cemento, l’erba, la terra, attraverso “prontezza, resistenza, velocità, coraggio, intelligenza”, ovvero “le virtù praticate dai santi di oggi”. Longo, che è anche romanziere, e qui si sente, sembra aver letto ogni libro importante su questo sport, mescolando però aneddoti e riflessioni con modianeschi ricordi dell’infanzia a passaggi della letteratura, da Sebald a Nabokov, da Bassani ai film di Antonioni. “L’amore”, si legge nel Giardino dei Finzi-Contini, “è uno sport crudele, feroce, ben più crudele e feroce del tennis!”. E l’amore per il tennis?, ci chiediamo noi.
Francesco Longo
Tennis Paradise
66thand2nd, 168 pp., 19 euro
Tennis Paradise
66thand2nd, 168 pp., 19 euro