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Populismo. Alla ricerca di una definizione
La recensione del libro di Isaiah Berlin edito da Morcelliana, 128 pp., 12 euro
9 SET 26

Sul populismo esistono ormai studi illimitati. Il punto è però che si tratta, non di rado, di contributi che non seguono affatto un approccio weberiano, cioè scientifico, ma sembrano invece rincorrere mode o bias ideologici. Il risultato è evidente: la maggior parte della letteratura in fatto di populismo non aggiunge nulla alla conoscenza di questo fenomeno. Al contrario, sembra più che altro mirare a ripetere alcuni stanchi ritornelli. Vi sono però alcune eccezioni. In Italia, un esempio in questo senso sono i lavori di Damiano Palano, e in particolare Genealogie del populismo. Per la storia di un concetto paranoico, davvero imprescindibile per disporre di un quadro storico-concettuale rigoroso sul tema. Un altro esempio sono le ricerche di Loris Zanatta, il quale segue un’impostazione che molto fa capire di un populismo specifico – forse la sua configurazione più potente – cioè quello latinoamericano. Esistono poi alcune fonti del passato, da cui bisogna giocoforza partire.
Il riferimento è al celebre simposio sul populismo organizzato nel maggio del 1967 alla London School of Economics. L’evento coinvolse innumerevoli studiosi come Maurice Cranston ed Ernest Gellner, Richard Hofstadter e Ghita Ionescu, Shirley Letwin e Kenneth Minogue, Peter Wiles e Peter Worsley. Una sintesi dell’evento è poi comparsa sulla rivista Government and Opposition, mentre alcuni contributi sono stati raccolti in un volume (Populism: Its Meaning and National Characteristics). Compare ora per la prima volta in traduzione italiana, con la cura di Sara Bignotti, quel che un illustre relatore disse al convegno, Isaiah Berlin. Per il filosofo liberale, che usò la celebre metafora del “complesso di Cenerentola” per descrivere la difficoltà di trovare l’essenza del fenomeno, vi sono pochi punti comuni a tutti i populismi: la centralità del concetto collettivo di popolo e la paura del progresso e della modernizzazione, una certa nostalgia per il passato e la critica al capitalismo, il quale attenta all’unità e all’armonia della comunità. Non va però omesso un certo complesso vittimistico. Scrive Berlin: “Se ai populisti venisse chiesto chi è il popolo (…) direbbero che il popolo è la maggioranza della loro società, uomini naturali che sono stati privati del loro giusto posto nella vita; poi cercherebbero di individuare gruppi di uomini artificiali e corrotti che tengono soggiogate grandi masse di uomini naturali. Se le vittime non sono la grande maggioranza, il populismo crolla”.
Isaiah Berlin
Populismo. Alla ricerca di una definizione
Morcelliana, 128 pp., 12 euro
Populismo. Alla ricerca di una definizione
Morcelliana, 128 pp., 12 euro