Dove abita il dolore

Leggi la recensione del libro di Helen Garner edito da nottetempo, 312 pp., 20 euro

9 SET 26
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Robert Farquharson si è separato da circa un anno dalla moglie che ha ottenuto l’affidamento dei tre figli. Siamo in Australia, siamo nel 2005 e Farquharson dopo aver trascorso la festa del papà insieme ai figli li sta riportando a casa della moglie, ma proprio nei pressi della diga nelle vicinanze di Winchelsea perde il controllo dell’auto e finisce in un laghetto artificiale. Lui si salva, i tre bambini annegano. Queste le premesse di uno dei più seguiti processi australiani dell’inizio del secolo, tra gli uditori la giornalista e scrittrice Helen Garner che darà poi alle stampe, nel 2014, "Dove abita il dolore" (traduzione italiana di Milena Sanfilippo) ovvero quello che è considerato uno dei suoi migliori libri e un capolavoro della letteratura contemporanea sulla scia di autori come Truman Capote, Nick Tosches e Gay Talese. Garner passa lunghe giornate al dibattimento, prende appunti e prova a delineare il profilo del presunto omicida, la sua è un’immersione nel dolore più atroce che coinvolge una madre e un padre accusato di avere sterminato i suoi figli, un dolore che raggiunge tutta la comunità trasformando il processo in una gogna mediatica, una pubblica piazza dentro alla quale si mischiano false verità, frustrazioni e angosce più recondite. Garner registra ogni cosa, seleziona ogni fatto fino a raggiungere l’essenza di uno dei temi più classici e antichi della letteratura. La cosa che più impressiona del testo di Helen Garner è però una sorta di distacco neutro, di apparente assenza emotiva, come se ogni elemento fosse dall’autrice passato così fortemente al setaccio della lingua da uscirne non tanto inoffensivo, ma ridotto ai minimi termini, come un semplice fatto legale. In realtà, la forza di Dove abita il cuore sta proprio nella capacità dell’autrice di mantenersi in un fragilissimo equilibrio e nel restituire quello sforzo e quella fragilità al lettore. Evita infatti così ogni facile esplosione emotiva, ogni caduta sentimentale che non le appartiene non solo come autrice, ma ancor meno come ruolo di uditrice. Robert Farquharson verrà condannato per omicidio il 5 ottobre del 2007, ma la sentenza verrà annullata in seguito al ricorso dell’imputato. Un nuovo processo si chiuderà con la condanna definitiva all’ergastolo per Farquharson il 15 ottobre del 2010, chiudendo per sempre una storia dolorosa, atroce e folle. Si chiuderanno così tutte le incongruenze e le sfumature, le sottigliezze e gli errori delle indagini che resteranno però nel romanzo di Garner, la quale non si occupa di scagionare e tanto meno di imporre una verità diversa, ma di mostrare la natura degli uomini, la loro presunzione e quanto possa essere infinita la caduta verso l’abisso. Un libro potente e radicale, scritto da un’autrice che in Italia va ancora pienamente scoperta.
    
Helen Garner
Dove abita il dolore
nottetempo, 312 pp., 20 euro