qualcosa da leggere
Una splendida rovina
La recensione del libro di Vincenzo Latronico edito da Einaudi, 248 pp., 19,50 euro
2 SET 26

"Quello che ci si stava presentando in quei mesi era questo: un’opportunità di reinvenzione, un sogno da realizzare in due, cioè una strada scelta". Scegliere ha sempre due facce: rinunciare e preferire. Lo slancio iniziale che anima due giovani trentenni che si sono conosciuti e subito innamorati parte da una preferenza. Si scelgono perché si preferiscono, scelgono di buttare il cuore oltre l’ostacolo e di acquistare una casa ottocentesca su tre piani ai margini di un minuscolo villaggio della Pomerania. Scelgono di andare nella stessa direzione che per loro significa ristrutturare quell’immensa, splendida rovina e costruire lì insieme una delle tante vite possibili. Una vita capitata che era diventata scelta. Elsa non ha dubbi o tentennamenti; si butta in quell’impresa senza mostrare la minima incertezza, come se fosse la cosa più naturale e ragionevole del mondo. Il suo compagno invece comincia a sentire qualcosa dentro di sé che si incrina, una frattura, qualcosa che non torna e che non lo fa sentire completamente a proprio agio in quella scelta. Inizialmente non ci bada, vivendo solo a intermittenza come se fosse un sonnambulo (quando ancora però era possibile tornare indietro, tirarsi fuori da quell’impresa). Si lascia trascinare dagli eventi: i nuovi incontri, Elsa e i suoi animali, l’attrattiva di un futuro più felice e cangiante che sembra non più così distante. Iniziano però anche gli intoppi, le deviazioni, i soldi non previsti da spendere per la ristrutturazione della casa che continuano ad aumentare, l’amianto, i funghi che infestano l’abitazione. Pian piano comincia a comparire all’orizzonte lo spettro del fallimento, la fine delle illusioni, lo scoraggiamento. Le direzioni del desiderio di Elsa e del suo compagno cominciano a divergere. “L’esperienza interiore di chi mente a sé stesso è diversa da quella di chi mente agli altri: non stai negando un fatto che sai con certezza. Stai levigando una storia, accantonando un’ipotesi, prediligendo una prospettiva”. La scelta di una vita in campagna appare sempre di più come una rinuncia, come qualcosa che non riesce più a contenere tutto il desiderio. Una prospettiva verso cui essere diffidenti. Si perdono compagni di strada di quell’impresa, i rapporti con Elsa diventano difficili e la fiducia viene meno. E’ stata una scelta folle indotta da un tempo difficile e precario o un vero tentativo fatto per provare ad essere più felici? Forse solo un desiderio audace, figlio di chi ha davanti ancora tanto tempo. Splendido e rovinoso insieme.