Quanto splende questo nero

La recensione del libro di Marco Amerighi edito da Bollati Boringhieri, 352 pp., 18 euro

2 SET 26
Immagine di Quanto splende questo nero
In quest’epoca di ansiosa pudicizia un libro dove nella prima pagina appare un toscanissimo “maremma strega impestata ladra” non può che attirare subito la nostra attenzione. Quanto splende questo nero inizia in un mercato della frutta, nel 2025, con Enrico, un anziano che ha “una memoria da elefante” e il cervello invaso dai ricordi – “ogni quadro visto, ogni persona sfiorata, ogni libro sfogliato” –, accompagnato da un vecchio cane. Appare un amico e gli dice: guarda che stanno per fare la mostra di quel pittore che tu hai conosciuto, e tu sei l’ultimo superstite, l’ultimo testimone, racconta! A essere gli ultimi si diventa preziosi. E così alternati ai ricordi di Enrico, attraversiamo la vita, raccontata in prima persona, del pittore che lui aveva conosciuto: Lorenzo Viani, nato a fine Ottocento in quella Viareggio dove si raccolgono i funghi nelle pinete all’ombra delle Apuane, tra uomini coperti di polvere di marmo, frittelle di castagne e i primi stabilimenti balneari, e magari si becca pure Puccini al ristorante. Quella Viareggio dove arrivò il corpo di Shelley, sulla spiaggia. Il ragazzo Lorenzo ruba polli e scarabocchia con la punta dei legni fuligginosi e finisce a lavorare per un barbiere che lo avvicina alle idee anarchiche – Fortunato, “un fantasioso smadonnatore e giocatore di lotto” – che gli dice, come un oracolo: “nessun anarchico proverà mai rammarico per le sue azioni”. Pittore quindi, ecco cosa vuole essere, e dopo la scuola d’arte di Lucca dove andare se non a Parigi? Anche lì si fa la fame, ma si fa la fame incrociando Picasso e i vari expat di Montparnasse, a dormire in edifici costruiti con gli scarti della tour Eiffel. E poi l’attività anarchica, a vita militare, le trincee, d’Annunzio… Amerighi con descrizioni puntuali di situazioni e ambienti e idee dell’epoca, ci permette soprattutto di incontrare personaggi, quegli esseri umani che hanno un grande impatto su Lorenzo Viani, e li conosciamo anche noi e ci lasciano qualcosa anche a noi. Forse solo gli esperti d’arte o i versiliesi sanno a pelle se Viani è esistito davvero, o se sia solo un personaggio inventato qui dall’autore (è bello in questi casi mantenere il dubbio) ma sicuramente tra queste pagine esiste un Viani che diventa verissimo, nelle sue emozioni e nei suoi viaggi e patimenti, raccontato da Amerighi. L’autore deve essersi divertito a far ricerca o a inventare, a tessere vero e letteratura insieme, a interpretare, o almeno noi leggendo percepiamo questo divertimento. “I quadri hanno le gambe”, dice Enrico a un certo punto, “camminano nel tempo”. Sarà che leggiamo questo libro nei giorni appena successivi alla morte di Francesco Guccini, ma c’è qualcosa di gucciniano in questo universo dipinto o riscoperto da Amerighi, come una cinematografica ballata in quell’epoca dei fatti, “i tempi in cui si cominciava la guerra santa dei pezzenti”.
    
Marco Amerighi
Quanto splende questo nero
Bollati Boringhieri, 352 pp., 18 euro