I figli del male

La recensione del libro di Miodrag Majic edito da Marsilio, 400 pp., 19 euro

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Un uomo nudo ammanettato a un letto urla. Vestito di nero – occhiali da saldatore a schermargli il viso – il suo assassino, lento, lo sta facendo a pezzi con un’ascia. Comincia così, violentissimo, questo legal thriller che non resta confinato alla produzione di genere. Il suo autore, giudice presso la Corte d’appello di Belgrado, è noto sulla scena del diritto penale internazionale, convinto oppositore di ogni populismo giudiziario. E infatti: chi volesse cercare risposte alle dinamiche di corruzione, nepotismo, nazionalismo che, ancora, sembrano minare la società civile serba, in queste pagine troverà risposte poco ovvie.
Per nulla scontato, peraltro, è il protagonista d’invenzione della vicenda, tratta da una storia vera, il fragilissimo Nikola Bobic, avvocato, afflitto da emicrania, da mille dipendenze, che accetta di difendere – probabilità di vittoria prossime allo zero- l’uomo che verrà accusato del feroce omicidio di cui in incipit. Una vittima? O il colpevole? Un capro espiatorio?
Nulla è come sembra, chiaro. La brutale sequenza d’inizio è solo l’avvio di una galleria degli orrori. Una moneta, rinchiusa nel pugno delle vittime che poi cadranno numerose, sembra indicare una sola pista ma difficile da seguire. Bobicćè l’unico a tentare di mettersi davvero in cerca in un mondo in cui non esistono più buoni o cattivi ma solo poteri tesi all’autoconservazione e individui volti al tornaconto personale. E, naturalmente, a dimenticare, a rimuovere. Spesso pieni d’incertezze (e di possibilità) tutti i personaggi che incontriamo nel plot, comprimari o antagonisti, risultano infatti accomunati solo da una incapacità assoluta di fare i conti con il proprio passato. Non temiamo di fare torto al lettore con uno spoiler se diciamo che i segreti di questa storia si annidano in episodi della violentissima guerra etnica nella Yugoslavia del ’92. Un paesino della Bosnia, abitato forse solo da fantasmi, dove nessuno ha più nulla da raccontare perché i ricordi e i traumi sono troppo dolorosi, è la chiave di volta per intuire la portata di una maledizione, di una presenza oscura che qui tutto domina, cui il titolo sembra alludere, che solo Bobicć andrà a sfidare. La memoria, del resto, raramente è condivisa. Lo tocchiamo con mano in questi giorni che seguono la morte del generale Ratko Mladic.
Il resto è (bella) cornice. Una Belgrado notturna e piovosa, affascinante come non mai. Una colonna sonora – di blues e di jazz – che porta dentro il lettore. Per chi dovesse affezionarsi: le vicende di Bobic sono anche diventate una (bella) serie che si può vedere su HBO Max.
      
Miodrag Majic
I figli del male
Marsilio, 400 pp., 19 euro