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Give me danger
La recensione del libro di Tea Hacic-Vlahovic edito da Fandango, 240 pp., 18 euro
2 SET 26

Tea Hacic-Vlahovic è una delle poche scrittrici contemporanee per cui si possono usare espressioni come “autrice di culto”, “underground”, e punk. Sono etichette non più tanto di moda oggi – lo erano nella letteratura degli anni Novanta, che aveva più spazio per una sperimentazione cannibale e ruvida, non solo in Italia – ne sono un esempio Irvine Welsh e il suo Trainspotting. L’ultimo romanzo di Tea Hacic-Vlahovic, "Give me danger"(Fandango), è il più esplicito manifesto di questa poetica del ruvido. “Dammi il senso di pericolo”, dice l’editor alla scrittrice protagonista, e lei obbedisce: divide la camera di hotel con un ratto a cui dà da mangiare, segue in una casa due spacciatori croati, per scoprire chi ha venduto la partita di droga letale a Leonardo, l’amato editor che è appena morto, un personaggio ispirato a Giancarlo DiTrapano. Il senso del “ruvido” abbinato a una coscienza femminista e un’esperienza di migrazione, diventa spesso il racconto di un abuso, non drammatico ma prosaico e quotidiano, da parte di uomini prepotenti e insicuri. Diventa anche la storia di una formazione, e il maltrattamento è infatti un elemento imprescindibile del romanzo di formazione femminile. Non necessariamente maltrattamento fisico, ma anche l’essere ignorate, zittite, non viste. Il rimpicciolirsi, dimagrire. Gli stessi temi che potrebbero essere vittimistici, in Tea Hacic sono punk e catartici, le sue eroine sono a tratti disperate, ma sempre padrone del loro destino. E’ così anche L’anima della festa (Fandango, 2020), il primo romanzo dell’autrice, ambientato a Milano. Croato-americana, Hacic-Vlahovic è cresciuta in North Carolina, nella regione degli Appalachi – una regione storicamente povera e stereotipicamente “burina” – così la protagonista di Give me danger, Val, si riferisce al suo accento. A Milano Tea studia alla Naba, lavora in impieghi sottopagati e va a tantissime feste, in quei locali con nomi che chi ha vissuto in città negli anni Dieci riconosce con un moto di nostalgia. Tea Hacic-Vlahovic è anche una dei pochi artisti rimasti a vivere effettivamente una vita avventurosa – ha vissuto a New York, a Los Angeles, è tornata a Milano – e a tratti pericolosa –, raccontata in un progetto di autofiction perpetuo che è il podcast “Troie radicali”, in italiano. Il pericolo a cui fa riferimento il titolo dell’ultimo romanzo è inevitabile, perché insito nell’esperienza femminile. L’operazione di Tea Hacic è quella di liberare le sue eroine dalla paura. Chi non ha paura vince, anche quando perde rovinosamente.
Tea Hacic-Vlahovic
Give me danger
Fandango, 240 pp., 18 euro
Give me danger
Fandango, 240 pp., 18 euro