Ottant'anni di pelli sudate e calzini nei sandali

Scriveva Italo Calvino, in una delle sue opere meno conosciute: "Dopo la seconda guerra mondiale, era venuta la democrazia, ossia l’andare ai bagni di intere cittadinanze". Una realtà che non è cambiata

8 AGO 26
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Foto ANSA

Italo Calvino, che non è sospettabile di etilismo né di rigurgiti antidemocratici, scriveva quanto segue nel suo romanzo più sottovalutato, La speculazione edilizia, che mimetizzò prima in un numero della rivista “Botteghe oscure” e poi ne I racconti dei Supercoralli Einaudi (oggi lo si trova negli Oscar Mondadori, 184 pp., 13,50 euro). “Dopo la seconda guerra mondiale, era venuta la democrazia, ossia l’andare ai bagni di intere cittadinanze. (…) Genitori, nonni, suoceri che prendevano il sole di mezzogiorno sulle passeggiate a mare come già quarant’anni prima i granduchi russi tisici e i milord. E alla stagione in cui un tempo i milord e le granduchesse lasciavano la Riviera e si spostavano nelle ombrose Karlsbad e Spa per la cura delle acque, ora negli appartamenti balneari ai vecchi davano il cambio le signore coi bambini e per i mariti occupatissimi cominciava la corvée delle gite tra sabato e domenica”.
Era il 1957 e l’Italia, che a fatica aveva cacciato gli invasori da nord ed era scesa a patti con i liberatori da sud, diventava preda delle “comitive goffe e antiestetiche dei tedeschi inglesi svizzeri olandesi o belgi in vacanza collettiva, donne e uomini di variegata bruttezza, con certe brache al ginocchio, coi calzini nei sandali o con le scarpe sui piedi nudi, certe vesti stampate a fiori, certa biancheria che sporge, certa carne bianca e rossa, sorda al buon gusto e all’armonia anche nel cambiar colore”. Così che era inevitabile ritrovarsi intruppati “in questa folla civile, realizzatrice, adultera, soddisfatta, cordiale, filistea, familiare, bemportante, ingurgitante gelati, tutti in calzoncini e maglietta, donne uomini bambini giovanetti nell’assoluta parità delle età e dei sessi, in questo fiume pingue e superficiale sull’accidentata realtà italiana”. Se dunque in questo agosto doveste sbuffare per gli schiamazzi dei turisti, per le pelli sudate a pochi centimetri dal vostro naso, per l’ostensione di corpi flaccidi e pelame selvatico nelle passeggiate sul corso, per le macchie di cibo o le chiazze di vomito sui marciapiedi, prima di protestare pensateci bene: è il frutto della democrazia, anzi, il più rilevante risultato di ottant’anni di repubblica.