Quando gli dèi lasciarono il mondo

La recensione del libro di Gabriel Zuchtriegel edito da Feltrinelli, 250 pp., 24 euro



5 AGO 26
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Un giorno d’estate del 79 d.C. la terra tremò e una grossa nube si alzò dal Vesuvio. Nelle successive venti ore Pompei sarebbe stata ricoperta di una pioggia di lava, fuoco e zolfo. Subito prima che questo accadesse la cittadina sulla costa campana era abitata da circa ventimila persone, aveva negozi e case di lusso, bordelli e ristoranti, schiavi e poliziotti e gladiatori. Ma il fuoco che piovve dal cielo, fuoriuscendo dalle profondità terrestri è forse solo la distruzione materiale di un mondo che, in qualche modo, andava già verso un profondo declino, spirituale, soprattutto, e quindi sociale e politico, o comunque un grande cambiamento. I cristiani esistono già, ma per molti romani sono ancora confusi con gli ebrei, e gli antichi dèi non stanno benissimo. Certo, i romani son sempre stati piuttosto liberali sulla religione, gli interessava soprattutto che si rispettasse la sacralità dell’imperatore, e hanno sempre accolto i culti stranieri permettendo la costruzione di templi. Pensiamo, giusto a Pompei, a quello che si trovava non lontano dal teatro grande. Prima delle grandi religioni monoteistiche, la coabitazione è naturale. E nelle case vediamo alcune statue di divinità ormai pressoché dimenticate, che finiscono a diventare quasi “nani da giardino”. “Dov’è finita Artemide, signora e protettrice degli animali? Tutto sembra dire: le vogliamo bene, ma ormai non sappiamo più che farcene”. E del caro vecchio Dioniso, cosa resta? Delle menadi mangiatrici di carne cruda? La “religione degli schiavi” (cioè il cristianesimo secondo Nietzsche) sta cacciando via Iside dalle vie romane o semplicemente Cristo sta trovando spazio in un mondo che fa fatica a trovare la bussola? Quando gli dèi lasciarono il mondo è un’investigazione su un’epoca di mezzo, tra paganesimo e cristianesimo, in cui Pompei diventa simbolicamente una Sodoma biblica. L’uomo “si ritrovò solo”, diceva Flaubert, in quel momento storico e “unico, da Cicerone a Marco Aurelio” in cui “gli dèi non c’erano più e il Cristo non c’era ancora”. Oltre che una storia di alcune fenomenali scoperte, questo testo è anche una vera guida alla città sommersa dalla cenere e, ancor oggi, in corso di scoperta; è una guida tramite i culti ospitati qui, muovendosi tra i calchi di gesso dei cadaveri e le pitture parietali, tra la Casa del Menandro e quella del Moralista. Ma il libro è soprattutto una lettera d’amore alla vocazione del cercare verità universali di tutti noi esseri umani scavando sottoterra, interpretando manufatti dimenticati, entrando in empatia con uno scheletro rannicchiato a terra. Come dice a un certo punto l’autore, cos’è l’archeologia se non “uno sguardo su noi stessi”? (Giulio Silvano)
Gabriel Zuchtriegel
Quando gli dèi lasciarono il mondo
Feltrinelli, 250 pp., 24 euro