I novizi di Lerna

La recensione del libro di Ángel Bonomini edito da Safarà, 167 pp., 18 euro



5 AGO 26
Immagine di I novizi di Lerna
E’ a un saggio di Julio Cortázar che si finisce per pensare mentre si legge questa strabiliante raccolta di racconti di Ángel Bonomini, pubblicata da Safarà. Ci riferiamo alla famosa “teoria del tunnel” proposta dallo scrittore argentino. E argentino è pure Bonomini. Distorsioni temporali, mondi sconosciuti, doppi e multipli, falsi, specchi, sogni, scrittori immaginari: è appunto la realtà che si finisce per interrogare in queste magnifiche pagine. Saltano le strutture logiche che siamo abituati a incontrare in un romanzo. Tutto accade senza strappi. Scivoliamo nell’insolito nel passaggio da una riga all’altra. La realtà appare improvvisamente dislocata. Dove siamo finiti? In una sorta di “interzona”. O in quel tunnel di cui parlava Cortázar. Lavoro di scavo sulla forma e sulla logica della pagina scritta. Questi racconti appaiono dunque come strane anamorfosi. Qualcuno o qualcosa deve aver causato un leggero spostamento dell’asse terrestre e ci ha traportato altrove. E’ quello che accade nel racconto che dà il titolo alla raccolta. Chi sono questi novizi di Lerna? E Lerna dov’è ubicata? Rientra in uno di quei luoghi inseriti in una mappa immaginaria: un luogo fantastico. Davanti a queste pagine ci troviamo geograficamente in quella zona che gli antichi indicavano sotto la dicitura Hic sunt leones. Luoghi sconosciuti e inesplorati. Seducenti e sbalorditivi. I novizi di Lerna ad esempio, sono ventiquattro. Ventiquattro sono i sosia, i doppi che ne frequentano le aule universitarie. Qualcosa di simile alla storia di Monsieur Klein, ma moltiplicata per ventiquattro. “Vedere la propria bocca mentre ride, i propri occhi quando guardano (ma non in sogno, bensì lì, a cinquanta centimetri di distanza); vedere l’identità rubata, trasferita a un altro individuo che, in una certa misura, era me stesso: sentii un’ondata di odio e mi parve che il furto avesse una portata diversa da quella che gli avevo attribuito fino a quel momento”. Racconto crudele, inquietante, con una vena di mistero. La raccolta è una mappa del fantastico. Ne “Il rapporto”, una prolusione immaginaria ci presenta la Storia in forma rovesciata (“L’universo è iniziato con l’Apocalisse e finirà con la Genesi”; “Un uomo davanti a uno specchio è un uomo alla rovescia”). Ed è tutto un proliferare di magnetiche modelle, erbe aromatiche, nemici, martiri, teorie. Tutto un universo instabile, altro, si palesa davanti ai nostri occhi. Borges e Bioy Casares sorridono. “Nella notte immensa, colma di stelle, sentii la mia voce ripetuta dall’eco, moltiplicata dalle montagne. Ma sapevo che la voce era unica e mia”. Così si chiude I novizi di Lerna. Viene da pensare che l’io non sia altro che questo. Un’eco che si diffonde e vaga anomalo tra queste pagine.
Ángel Bonomini
I novizi di Lerna
Safarà, 167 pp., 18 euro