Lettera da un gelido sogno
Il regista che ricorda ogni istante
Mi sono svegliata all’alba della Gallura: tutto così splendente. Io, tramortita, come dopo una Tac che ti dica cosa hai dentro davvero
1 AGO 26

Foto di Jp Valery su Unsplash
Che sogno, questa notte. Prima immagine, la mappa 1:100 della mia casa di bambina, a Milano. Pianta dettagliata, misure, muri portanti. Poi vedevo la casa – nell’ombra. I particolari: i disegni della tappezzeria in sala, le nervature del grande armadio di noce davanti al letto dei miei. Perfino, incredibile, la sbarra del lettino in cui dormivo a due o tre anni. Il regista del sogno ha ripescato in profondità, in luoghi a me inaccessibili. E c’erano dunque questi particolari perfetti, come ripresi in un lento zoom. Il lavandino in bagno, cui ancora non arrivavo. La vista dal sesto piano sul Luna Park delle Varesine, dove ora ci sono i grattacieli di Porta Nuova, e allora c’erano le giostre: al mattino, nella nebbia, fantasmatiche. E lo studio di mio padre, dove la nebbia invece era quella del fumo di Nazionali, e sul tavolo c’era la Olivetti 32 col nastro rosso e nero.
Dopo questo lentissimo zoom mi rendevo conto che mia madre, molto anziana, abitava ancora lì, sola, ma era uscita. Entravo in sala, era silenziosa e buia. Volevo alzare le tapparelle ma quelle, vecchie e sconnesse, restavano immobili. La luce non si accendeva. Forse l’interruttore centrale era staccato? Ma a quello non potevo arrivare, troppo in alto per me, tornata bambina. Mia madre non arrivava. E tutto così oscuro, e tutti andati via: mio padre, mio fratello, mia sorella. Mia sorella se n’era andata davvero, a quattordici anni, in pochi mesi. Restavano i suoi libri di scuola, in uno scaffale. I vocabolari di greco e latino che non aveva fatto in tempo ad aprire.
Lo zoom continuava, implacabile. La luce azzurrina della tv dalla porta a vetri della sala. Ma ora la tv era spenta. E la casa così ombrosa e muta sapeva di polvere, e di vita finita. Mi sono svegliata all’alba della Gallura: tutto così splendente. Io, tramortita, come dopo una Tac che ti dica cosa hai dentro davvero. Ma lo so, è nella mia testa il regista che ricorda ogni istante, e lo ripesca dal fondo del mio mare, e non dimentica. E non perdona mai.