La solitudine di Sonia e Sunny

La recensione del libro di Kiran Desai edito da Adelphi, 762 pp., 25 euro

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Vent’anni di silenzio possono sembrare un’eternità nel mondo editoriale. Kiran Desai li rompe con "La solitudine di Sonia e Sunny", romanzo-fiume, pubblicato in Italia da Adelphi, due decenni dopo il Booker Prize conquistato con Eredi della sconfitta. Figlia della scrittrice Anita Desai, più volte finalista al Booker senza mai vincerlo, Desai appartiene a quella generazione di autori indiani di lingua inglese che ha raccontato la globalizzazione attraverso l’esperienza della diaspora, facendo dello sradicamento la condizione esistenziale principe dei propri personaggi. Non fanno eccezione Sonia e Sunny, figli dell’alta borghesia indiana, expat per scelta più che per necessità che, trasferiti dall’India entrambi negli Stati Uniti inseguono il loro progetto di realizzazione. Lei nel Vermont, dove sogna di diventare scrittrice, lui a New York, stagista all’Associated Press. Le loro famiglie progettano un matrimonio combinato, secondo una tradizione ancora diffusa negli ambienti da cui provengono, ma solo un incontro fortuito su un treno notturno in India li unirà veramente, segnando l’inizio di un tormentato rapporto destinato a consumarsi tra continui avvicinamenti e allontanamenti. Attorno a loro si muoverà una costellazione di personaggi indimenticabili, formata da nonni, genitori, domestici, artisti, immigrati, che amplieranno continuamente la prospettiva regalando al lettore un affresco che tiene insieme su diversi piani il racconto di tre generazioni, l’India post coloniale, l’America dell’immigrazione qualificata e il tema eterno dell’amore ostacolato. La loro storia infatti sarà il punto di partenza di un’autentica epopea che, allargando lo sguardo, racconterà la solitudine del titolo puntando l’attenzione su un senso di appartenenza a un mondo nel quale le radici sembrano farsi sempre più fragili. In un’epoca dominata dalla frammentazione narrativa e dall’autofiction, La solitudine di Sonia e Sunny dimostra che “il grande romanzo” di stampo ottocentesco gode ancora di ottima salute ed è ancora perfettamente in grado di raccontare la complessità senza rinunciare alla profondità psicologica e all’ampiezza storica. Desai conferma la sua grande capacità di tenere insieme storia privata e storia collettiva costruendo un’opera ambiziosa in cui la vicenda di due giovani espatriati diventa, attraverso il racconto corale, il riflesso di un’intera società sempre più allo sbando. Senza alcun dubbio uno dei ritorni letterari più significativi degli ultimi anni.
    
Kiran Desai
La solitudine di Sonia e Sunny
Adelphi, 762 pp., 25 euro