Il Molière di Cesare Garboli

La recensione del libro a cura di Carlo Cecchi edito da Einaudi, 1.042 pp., 100 euro

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In un presente affollato di tuttologi che scrivono e parlano di qualsiasi cosa, appare quasi commovente, e pienamente novecentesco, tornare a leggere e conoscere critici che invece sceglievano alcuni autori che li avrebbero accompagnati per tutta la vita e di cui riuscivano a penetrare i segreti più profondi. Uno di questi grandi critici è stato Cesare Garboli il cui magistero può essere riassunto nel titolo di un libro che illumina la sua prospettiva nei confronti di un pugno di autori (Elsa Morante, Molière, Dante, Sandro Penna, Giovanni Pascoli) che ha scandagliato con acribia filologica e con lo sguardo acuminato di chi sa leggere oltre l’inchiostro delle parole: Scritti servili si intitola quel libro in cui Garboli definisce il carattere “servile” della sua scrittura, un’operazione di “servizio”, che si concretizza nel mestiere di “scrittore-lettore”: “Esistono gli scrittori-scrittori e gli scrittori-lettori. Lo scrittore-scrittore lancia le sue parole nello spazio, e queste parole cadono in un luogo sconosciuto. Lo scrittore-lettore va a prendere quelle parole e le riporta a casa, come Vespero le capre, facendole riappartenere al mondo che conosciamo”. Nel prodigioso "Il Molière di Cesare Garboli" (che trova nell’eleganza dei “Millenni” la sua perfetta dimora) si può prendere coscienza del significato più profondo del lavoro di “scrittore-lettore” poiché raccoglie, con la cura del grande attore e regista teatrale Carlo Cecchi, amico di Garboli e con il quale, sino alla morte del critico, lavorava fianco a fianco proprio su Molière, tutto il lavoro che Garboli ha svolto sul grande capocomico francese nel corso della sua vita. Si possono qui leggere le dodici funamboliche traduzioni di Garboli (compreso l’incompiuto lavoro sul Signor di Pourceaugnac e le tre inedite I seccatori, George Dandin e Il medico per forza) accompagnate da una serie di stregoneschi (l’aggettivo è di Carlo Ginzburg) saggi che rendono evidente il senso del ripescaggio di un’opera che pareva (prima che Garboli la sviscerasse) così lontana dal gusto contemporaneo ma che invece ne mette in scena tutte le idiosincrasie e i vizi con il sorriso tragico di chi arriva a vedere più in là del proprio naso. “Un romanziere è una persona ricchissima di immaginario, di fantasia, che proietta sullo schermo del mondo i vapori della propria immaginazione e ‘fa essere’ il mondo, lo imprime, lo bolla, lo timbra della propria fantasia. Quindi trasforma il mondo con le sue parole”. Così Garboli descriveva la forza visionaria di Molière ma queste riflessioni sono anche un viatico per riconoscere il paradigma del suo lavoro, una spinta ermeneutica che ha fatto della letteratura un corpo vivo, uno specchio attraverso cui provare a comprendere il mondo. Una lezione per chi crede serva parlare di tutto.
a cura di Carlo Cecchi
Il Molière di Cesare Garboli
Einaudi, 1.042 pp., 100 euro