Una Fogliata di libri
Desiderare un’estate come prima. Lettera da un’assurda paura
La terra siccitosa scricchiola, geme sotto ai nostri passi. All’orizzonte, verso il mare, una sottile colonna di fumo. Il fuoco avido piomba sui pascoli riarsi. Avere timore del sole tiranno
25 LUG 26

Foto di Riccardo Pitzalis su Unsplash
14 luglio. Tra le colline della Gallura il termometro dell’auto segna 41 gradi. Da Olbia verso Luogosanto è una quasi ininterrotta foresta, lussureggiante ancora delle piogge di primavera. Non una casa, per chilometri. Non un’anima. Bosco vergine, bosco da cinghiali.
All’orizzonte l’ondulare di terre brune o rosse, bruciate da un sole che batte come un fabbro.
37, 38, 40 gradi. La Gallura, sotto, giace docile e uguale, con i suoi massicci di roccia dal profilo di dinosauri. (Ti domandi come siano arrivate qui queste rocce, scagliate da quale catastrofe primordiale).
Ma se appena nel primo paese che incontri scendi dall’auto ti investe un’ onda di calura bollente che toglie il fiato. Aria ferma però, non un filo di vento. Immobile: una bolla d’ Africa sulla Sardegna.
14 luglio, mai sentito un caldo come questo. Mai, né a Milano né nell’afosa soffocata pianura padana. Al sud, al mare trovavo il vento. Un caldo così in Italia, mai. Alzo gli occhi verso il sole altissimo, sbiadito dalla foschia, al punto più ardito del suo arco. Sole spietato. Le magre mucche nei pascoli giacciono a terra sdraiate, stordite. Povere bestie, dove berranno? E gli animali del bosco assetati, e i randagi che cercano acqua nei torrenti in secca?
La terra siccitosa scricchiola, geme sotto ai nostri passi. All’orizzonte, verso il mare, una sottile colonna di fumo. Il fuoco: avido piomba sui pascoli riarsi. Lascerà alberi ischeletriti, e cenere. Passa allora nei pensieri come l’alito di un fantasma: pensa se questo sole non calasse, se bruciasse sempre di più. Se la fine fosse fuoco. E per la prima volta da che sono nata, ho paura di questo sole tiranno.
Ma via, che sciocco incubo. Sedersi su una panchina nella materna ombra dei lecci, tra le case del paese silenziose ma vive, dietro agli scuri chiusi.
Desiderare semplicemente un’estate come prima: i temporali e la pioggia battente, e poi il cielo netto, e il maestrale padrone - a spazzare via come foglie secche ogni indicibile paura.