Overbooking
L’Ovidio purgato è quel che ci meritiamo
La nuova edizione francese delle Metamorfosi riduce a episodi innocui il rapimento di Proserpina, lo stalking di Dafne e lo stupro incestuoso di Filomela. Evidentemente l’adattamento che il nostro secolo si merita è questo: un Ovidio moralizzato
18 LUG 26

Il ratto di Proserpina (Foto LaPresse)
In Francia è uscita una versione scolastica delle Metamorfosi di Ovidio che ha causato lo sdegno di Benjamin Demassieux, lesto a tuonare sul Monde – ripreso da Paolo Di Stefano sul Corriere – contro la scelta ministeriale di purgare l’opera del rapimento di Proserpina, dello stalking di Dafne, dello stupro incestuoso di Filomela e, in genere, di ogni episodio di raptus. Il punto del docente francese è che la violenza sulle donne costituisce il filo rosso dell’opera e, recidendolo, ne risente tanto il senso quanto il possibile intento educativo. Proprio in Francia, tuttavia, Ovidio gode di una solida tradizione di rimaneggiamenti ad usum delphini. Già nel Medioevo circolavano due riscritture pressoché omonime – l’Ovidius moralizatus del benedettino Pierre Bersuire e l’Ovide moralisé attribuito a Philippe de Vitry, destinato alla moglie di Filippo V, il penultimo dei capetingi – che addolcivano per gli occhi cristiani certe rudezze del paganesimo; all’epoca anziché tagliare si allungava, tant’è vero che Vitry aveva diluito i dodicimila esametri di Ovidio in settantaduemila ottonari.
Se la celeberrima versione di Marot era rimasta tronca perché l’autore era morto, il tipografo fiammingo Colard Mansion aveva addirittura trasformato le Metamorfosi in una Bible des poëtes (più opera di consultazione che di lettura), mentre – lo spiega bene in un suo saggio Maurizio Busca – nel 1606 era stata diffusa la prima edizione in cui, tradotte da Nicolas Renouard, le singole storie erano state, per così dire, scontornate e proposte come autonome. Tanta versatilità editoriale si spiega col caso che, da subito, l’opera di Ovidio venisse apprezzata non tanto per il contenuto quanto per ciò che i primi commentatori chiamavano artificiosa dispositio: un’abilità di montaggio che rendeva coerenti storie già note e difformi. Coerentemente col soggetto, le Metamorfosi si sono via via adattate a un pubblico mutevole nei secoli. Se la nuovissima edizione francese le purga riducendole a episodi innocui, è perché evidentemente l’adattamento che il nostro secolo si merita è questo: un Ovidio moralizzato di cui gli studiosi del futuro rideranno come oggi noi facciamo di quello medievale.