qualcosa da leggere
Il sole nelle pozzanghere
La recensione del libro di Matteo Bussola edito da Einaudi, 168 pp., 17,50 euro
15 LUG 26

"C’è una crepa in tutte le cose. E’ così che entra la luce", scriveva Leonard Cohen. Ed è nel solco di quella crepa che Matteo Bussola scrive il suo ultimo romanzo, "Il sole nelle pozzanghere", trasformando quella luce nella storia del Signor Pi, rigattiere che “salva le cose”. Il signor Pi si muove nel mondo come in attesa di un’apparizione, come se gli oggetti su cui posa lo sguardo fossero tesori perduti: ognuno di loro ha una storia, un passato, un universo che chiede con forza una seconda occasione. Per questo motivo ha aperto un negozio dove recupera e dona nuove possibilità agli oggetti che altri hanno abbandonato, ma che hanno ancora una storia da raccontare, perché loro, a differenza delle persone “se sai ascoltarli sul serio, non mentono mai. Custodiscono segreti indicibili e sono finestre su vite, gioie, dolori, cadute e rinascite insospettabili. Questo vi direbbe il signor Pi”. Lui sa ascoltare le storie degli oggetti, che aprono finestre sui mondi degli altri personaggi del romanzo. Come l’orologio, regalatogli dal padre e fermo alle 12.12, che Filippo dopo la sua morte vuole vendere al Signor Pi, come a risarcimento di un legame irrisolto o di un tempo che fatica a riprendere a scorrere; gli orecchini che Giorgio ha comprato a Carlotta, invece, raccontano le difficoltà di una vita di coppia e quanto sia estremamente semplice perdersi; il materasso di Alessia parla di un amore che non ha futuro, e di progetti che non si sono realizzati; un vecchio cappello trovato nel parco ricorda la storia – dimenticata e brutale da sembrare inventata – di V., sopravvissuto ai campi di concentramento nazisti durante la Seconda guerra mondiale; la cucina di Marzia, dove lei adorava impastare, dopo la sua morte diventa uno scrigno di ricordi che nessuno vuole aprire più; la chitarra che il ragazzo con i capelli blu vorrebbe tanto acquistare ha visto nascere un amore dall’ascolto e dalla capacità di saper superare le distanze; una vecchia valigetta in pelle racchiude in sé il coraggio di reinventarsi e orientarsi verso nuove strade. Bussola racconta con estrema sensibilità e semplicità l’ordinario e il quotidiano che diventano straordinari e ricorda che non è vero che tutto ciò che è rotto, dimenticato, o trascurato è perduto e che i cocci restano cocci e basta. Ma continuano a vivere, trasformarsi e abitare le possibilità. Un elogio delicato e commovente alla bellezza collaterale che c’è in ogni cosa, se si riesce a scorgerla nel riflesso.
Matteo Bussola
Il sole nelle pozzanghere
Einaudi, 168 pp., 17,50 euro
Il sole nelle pozzanghere
Einaudi, 168 pp., 17,50 euro