Una fogliata di libri
Eppure, tu sei tra i vivi. Lettera da una mezzanotte
Perdersi gli inverni di assemblee e ciclostile, i primi cortei, e quel sapore inebriante di mondo nuovo. Sempre ti ho cercato. Solo una volta in una clausura in Toscana una novizia a fine messa si è voltata. Un istante. Un tonfo al cuore: tu
11 LUG 26

Foto di Luke Stackpoole su Unsplash
Nell’istante in cui scocca mezzanotte. Le ore 0 del 4 di luglio. E’ il tuo compleanno.
4 luglio 1952, nel fiore del boom. A sette anni dal ’45 tutto ancora doveva sembrare una promessa. Di fronte alla tua casa nuova, a Milano, si andava alzando la sagoma austera del Pirelli. Una bella mamma, un padre stimato, un fratello. Boccoli e occhi neri, eri bellissima. Ti fotografarono per “Grazia”. Ma la foto più bella è in braccio a tuo padre, in un giorno di maggio. Quando lui e tua mamma credevano di volersi bene.
Sei nata nei giorni in cui le ruspe ancora demolivano macerie, per ricostruire. E già in via Manzoni vestiti ricamati per bambine perbene, e la donna a inamidare il tuo grembiule di scuola.
Leggevi. Scrivevi temi bellissimi. Iscritta al ginnasio, portavi la gonna scozzese e i calzettoni, nel 1966. Saresti rimasta la bambina timida, sempre accanto alla mamma? O quel vento avrebbe agitato anche te, e instillato un desiderio, un’ ansia nuova, un amore? I capelli lucenti sarebbero rimasti legati nella treccia, o sciolti orgogliosamente sulle spalle?
Ma ti sei persa gli inverni di assemblee e ciclostile, e i primi cortei, e quel sapore inebriante di mondo nuovo.
Nemmeno ti sei seduta al tuo banco del ginnasio. Sei partita: via, lontanissima. Tutta la vita che ti aspettava, annientata.
E io, la sorella piccola, in fondo ti ho sempre aspettato. Non capendo come avessi potuto abbandonarmi. E, nostra madre? Mai più la stessa. (Nei suoi begli occhi potevi perderti, tanto sconfinato era, dentro, un deserto oscuro).
E, sempre ti ho cercato. Solo una volta, tanti anni dopo, in una clausura in Toscana una novizia a fine messa si è voltata. Un istante. Un tonfo al cuore: tu. Ma subito quella ha varcato una porta e se ne è andata. Assurdo poi, impossibile.
Le ore 0 del 4 di luglio 2026. Avresti 74 anni. I tuoi amori, mai stati, i tuoi figli, mai nati. Eppure mi verrebbe da scrivere su un foglio, questa notte, come sulla tomba di una fanciulla cristiana a Roma: “In vivis tu”.