Riparare i torti

La recensione del libro di Pino Cacucci edito da Mondadori, 456 pp., 22 euro

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Un alberghetto de mala muerte, come dicono qui, non proprio a ore ma frequentato da señoritas fintamente allegre. Me ne starò lì, per il momento”, dice un protagonista di "Riparare i torti", l’ultimo romanzo di Pino Cacucci. Erano proprio quelli gli alberghetti che cercavano, o in cui inevitabilmente finivano, i viaggiatori che tra gli anni Sessanta e Ottanta si avventuravano sulle strade del Messico, ripetendo “Vamonos”, augurandosi “Que la vaja bien” e “suerte”, inseguendo miti rivoluzionari di guerre a bassa intensità. Sono parole ripetute anche in questo romanzo benché ambientato in anni precedenti, i Quaranta. Gli anni, anche, della bohème messicana di Tina Modotti e Frida Kahlo (eroine di due libri di Cacucci). Che però preferiva alberghi come l’Imperial di Tampico, a nord del Golfo del Messico: “Costruito nel 1914 da due facoltosi fratelli cubani, era stato per qualche tempo l’albergo di Jack London, che lo aveva citato in un racconto… Anche Frida Kahlo aveva alloggiato all’Imperial quando era andata ad accogliere l’esule Lev Trockij nel gennaio del 1937, senza il marito Diego Rivera rimasto ad attenderli a Città del Messico”.
Il fatto è che Cacucci ti riporta comunque ad ambienti, personaggi, temi comuni a tutti quegli anni, formidabili o tragici che fossero. Quando San Cristóbal de las Casas, Oaxaca, Guadalajara, il Chiapas erano luoghi sospesi tra magia e avventura, i “punti zero” degli uomini in fuga dei suoi primi romanzi, di quelli che finivano a “Puerto Escondido”, gli stessi che avrebbe rappresentato Gabriele Salvatores nel suo film. Solo che in questo romanzo, rispetto ai primi, traspare una certa malinconia, un rimpianto. “Abbiamo vissuto esperienze intense”, dice. “Ma il rimpianto più forte è della disponibilità ad andare. Adesso riguardo e ricordo. Prima c’ero dentro, nei primi libri c’ero dentro”. Ma il ricordo e il rimpianto sono la miscela perfetta per creare un grande romanzo d’amore e avventura, di intrighi, di vicende che Cacucci raccoglie “negli scantinati della storia” (chi conosceva i sinarchisti, il movimento di estrema destra messicano simpatizzante di Hitler, Franco e Mussolini?). E’ un romanzo dove ritrovi i marinai, la selva e gli alberghetti dei racconti di Alvaro Mutis. E’ una trama degna di Frederick Forsyth. Ci sono nazisti, fascisti, ribelli, pasionarie, agenti segreti, arsenali, c’è addirittura Eva Braun e Wernher von Braun con la sua V1. “Non so nemmeno come m’è venuto in testa”, dice Cacucci. E’ una sceneggiatura perfetta per una serie tv. Peccato che Cacucci continui a essere estraneo ai circoli intellò. Meglio quelli di “mala muerte”.
     
Pino Cacucci
Riparare i torti
Mondadori, 456 pp.,  22 euro