Nella calda spensieratezza di giugno. Lettera da un tricolore sul mare

Il cielo blu zaffiro, il ponte affollato. Verso la Sardegna, alla vigilia del solstizio, l’estate debutta trionfante

27 GIU 26
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Foto di Will Truettner su Unsplash

Sulla prua sventola gagliardo il Tricolore. Il cielo blu zaffiro, il ponte affollato. Verso la Sardegna, alla vigilia del solstizio, l’estate debutta trionfante. Noi due e il cane ci asserragliamo in cabina, aria condizionata a palla.
Mi addormento. Dal ponte, note come di una marcia. Nel sonno i ricordi remoti sembrano fatti della materia dei sogni: vedo la grande aula di musica delle elementari, e noi che si cantava l’Inno nazionale. A squarciagola. “Ma chi era, ’sto Scipio?” ci chiedevamo solo, perplesse.
“Siam pronti alla morte / siam pronti alla morte / l’Italia chiamò!”. Morte? Cantavamo ignare e contente. Anche allora, nella calda spensieratezza di giugno.
Alle sedici emergiamo sul ponte. La sberla del sole ci spinge in minime lanche d’ombra. Ai bordi della piscina gente cotta, forse priva di sensi. Tutti i tavoli occupati, le schiene bordeaux, gli sguardi appannati, le sneakers levate – sennò resta il segno alla caviglia. Odore di sudore, di calzini, di birra. Quanta birra: file di vuoti a ogni tavolo. I rari bambini sfarfallano ovunque – tanto papà è in coma.
Sul tavolo di un inglese, un libro: Awake your deepest Self. Ma il libro è abbandonato tra le Ceres scolate: il più profondo Io, si sveglierà un’altra volta. Qualcuno gioca al karaoke. Noto con malinconia tatuaggi di quarant’anni fa appassire su petti rugosi. La mancanza di campo conforta: almeno il telefono tace. Ma le facce bruciate, il sudore sul collo, si sembra un esercito di reduci da una batosta.
Gli smartphone spenti, ignoriamo il seguito delle parole di stamane di Zelensky: “Se Kyiv brucia, brucia anche Mosca”. Mosca. E poi? Questo piccolo campione di europei pare lontano millenni da una percezione di pericolo.
L’oblio della birra conduce il nostro goffo sbarco – chi non trova l’auto, chi il figlio, chi la strada. E tu sempre con quel remoto eco di voci infantili in testa: “Siam pronti alla morte / l’Italia chiamò”. Morte? Per l’Italia?
Ma che sciocchezze assurde ci facevano cantare, da bambini.