una fogliata di libri
Ilaria o la conquista della disobbedienza
La recensione del libro di Gabriella Zalapì, Gramma Feltrinelli, 160 pp., 18 euro
24 GIU 26

Le storie aprono porte. Questa ci conduce in una stanza vuota, dove a poco a poco le pareti si costruiscono sui silenzi e ciò che non c’è diventa ancora più ingombrante. Una stanza con punti ciechi, zone grigie e angoli bui in cui la solitudine si raggruma. Ilaria è abitata da quest’assenza dal giorno di primavera del 1980 in cui il padre, incapace di accettare la separazione dalla moglie, la rapisce e la trascina in una lunga fuga dalla Svizzera attraverso l’Italia.
E il tempo si spezza. Per Ilaria, bambina di otto anni, comincia un’esistenza sospesa tra una città e l’altra, prigioniera dell’instabilità emotiva di un padre carismatico ma negligente, bugiardo, attaccato alla bottiglia. Fuori invece il mondo continua a girare, segnato da violenti conflitti politici e sociali. I paesaggi scorrono sfocati oltre il finestrino, mentre gli orizzonti di Ilaria si restringono all’abitacolo dell’auto, alle stanze d’albergo e agli autogrill, non-luoghi in cui gli incontri con altri bambini restituiscono un tenue riflesso della vita che le è stata strappata. Divisa tra l’amore per il padre, la nostalgia della madre e della sorella, Ilaria si scontra con le fragilità degli adulti, mentre l’autostrada, chilometro dopo chilometro, la allontana dalla bambina che non è più.
Ma fino a che punto si può essere leali verso l’amore paterno? Un padre amato e temuto, verso il quale non c’è odio, ma pietà e rabbia. Ilaria comincia a scrivere la propria storia, scoprendo come l’atto più doloroso, ma necessario per conquistare la libertà, possa essere il tradimento di quell’amore. Abbandonare il padre al proprio destino. Un tradimento che trova il suo seme nella promessa della disobbedienza. Promessa che Ilaria fa a se stessa: quella di crescere. Smettere di cercare il proprio “centro di gravità permanente” e prendere atto dei disequilibri dell’esistenza.
Zalapì mette in scena l’anatomia di una separazione che, nel conflitto tra amore e sopravvivenza, avviene attraverso quelle disobbedienze che fondano l’identità. Il suo sguardo si insinua nel complesso rapporto tra un padre e una figlia, senza abbandonarsi a semplificazioni. La narrazione incespica sui cocci di un’infanzia perduta, restituendoci le intermittenze attraverso cui Ilaria tenta di decifrare la brutalità del mondo. Una storia vera inventata, nata da schegge di vita autentica trasfigurate nella scrittura. Inutile cercare il confine tra verità e immaginazione, perché spesso la finzione sa essere più sincera della realtà.
Ilaria o la conquista della disobbedienza
Gabriella Zalapì
Gramma Feltrinelli, 160 pp., 18 euro
Gabriella Zalapì
Gramma Feltrinelli, 160 pp., 18 euro