Il fantasma di Amleto

La recensione del libro di Michele Camerota, Hoepli, 200 pp., 25 euro

24 GIU 26
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Giorgio de Santillana (1902-1974) è stato un brillante storico della scienza. Nato a Roma da un’agiata famiglia di origine ebraica, diede alle stampe un cospicuo numero di contributi rivelandosi inoltre un valido conferenziere. Lasciò l’Italia nel 1936 per cercare fortuna negli Stati Uniti, paese nel quale avrebbe intrapreso una ragguardevole carriera universitaria. Resta poco chiara, tuttavia, la sua posizione nei confronti del fascismo: è stato un oppositore del regime, un fiancheggiatore o, addirittura, una spia al soldo dell’Ovra? Michele Camerota, storico della scienza a sua volta, affronta l’argomento sulla base di una ricca documentazione: riesce così a trattare la questione in maniera esauriente svelandone dettagli assai poco noti senza trascurare inoltre di riflettere su quei tempi, che Sandro Gerbi ha opportunamente definito “di malafede”. Pur essendo amico di parecchi antifascisti, de Santillana suscitò i sospetti di Gaetano Salvemini che, riparato all’estero nel 1925, stava svolgendo una vivace attività pubblicistica volta a contrastare la propaganda orchestrata dalla dittatura di Mussolini. Lo storico pugliese mise in guarda i propri conoscenti esortandoli a non dare confidenza a de Santillana, che considerava un doppiogiochista intento a collaborare con il regime. Nel 1945, una volta terminato il conflitto, il rapporto tra i due apparve invece caratterizzato da una profonda intesa: un mutamento che incuriosisce e del quale vanno indagate le ragioni. Scrive al riguardo l’autore: “Molto probabilmente aveva prevalso un atteggiamento ‘garantista’ e una volontà di comprendere e sdrammatizzare (fino a sminuirne del tutto la gravità) le maldestre sortite del giovane studioso romano. Si affermò, forse, quella disponibilità all’ascolto e all’indulgenza che Giuseppe Antonio Borgese aveva raccomandato fin dall’inizio e che continuerà a sollecitare anche ad anni di distanza dall’insorgere della ‘crisi’”. Riguardo però al rapporto di de Santillana con il fascismo, occorre osservare come, da molti suoi scritti, emerga un appoggio totale alla linea politica del regime anche sulle questioni più controverse e imbarazzanti. In seguito, trascorsa una breve stagione, egli non avrebbe fatto mistero della propria ostilità verso quella struttura tirannica e i personaggi che ne erano ai vertici. Camerota parla in proposito di “amletica scissione”: una lacerazione interiore che ha segnato la vita di de Santillana inducendolo a esprimersi attraverso dichiarazioni antitetiche e dare voce a opposte visioni del mondo, a sistemi di valori radicalmente discordanti. Tensioni contrastanti, insomma, impossibili da comporre se non attraverso un profondo chiarimento esistenziale. 
Il fantasma di Amleto
Michele Camerota
Hoepli, 200 pp., 25 euro