Il romanzo francese tradisce, quello tedesco redime

La narrativa francese instilla dubbi, quella tedesca promette una riparazione morale. E l’Italia, sempre più affamata di giustizia, compra soprattutto romanzi tedeschi scritti in italiano

20 GIU 26
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Mi convinco sempre più che davvero, non importa la lingua in cui sono scritti, esistano soltanto due tipi di romanzo: quello francese e quello tedesco. E’ una suddivisione che nel 1884 Friedrich Engels avanzò ne L’origine della famiglia, della proprietà privata e dello Stato (Lotta comunista, 234 pp., 10 euro), incardinandola su due concezioni del matrimonio borghese – e le varie declinazioni della trama del matrimonio, da Tristano e Isotta a Twilight, connotano buona parte della narrativa occidentale. In entrambi i casi, spiega Engels, la trama può essere ridotta a “lui conquista lei”, versione ottocentesca di “boy meets girl”. Nel matrimonio cattolico, però, il divorzio viene rigettato sul presupposto che contro l’adulterio non ci sia rimedio, e ciò si riverbera sul romanzo francese, in cui il lieto fine romantico consiste nella reciproca “conquista delle corna”. Fra i protestanti, invece, si ritiene che a furia di tentativi il matrimonio possa condurre alla conquista “di una noia mortale che viene chiamata felicità familiare”; donde la smania del romanzo tedesco di mettere tutto in ordine.
La differenza non sta nella qualità, bensì nell’atteggiamento di fronte al male: nel romanzo francese è inevitabile e conduce a una conclusione instabile e ironica; nel romanzo tedesco è superabile e induce a uno sforzo di miglioramento dei personaggi che si riflette sul lettore. Sfogliando i romanzi scritti in italiano, anche stentato, si noterà la diminuzione di quelli francesi, che non istruiscono ma instillano velenosi dubbi, mentre prevalgono via via i tedeschi: non solo per le storie d’amore a lieto fine (I promessi sposi sono il più bel romanzo tedesco mai scritto in Italia), ma per tutte le trame di successo personale, riscatto di una categoria, lotta alla criminalità, storie di migrazione, drammi di guerra. Anche se finiscono male, è un finir male tedesco; rinsalda cioè il lettore nella convinzione dell’esistenza di un ordine morale assoluto, pur malauguratamente disatteso da una sgarbata realtà dei fatti. Grazie a questa consapevolezza trionfa nell’animo del lettore italiano, avido acquirente di romanzi tedeschi, un incrollabile senso di giustizia. Di una noia mortale.